“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice”. Già: forse è un po’ ardito accostare Saint Exupery alle domeniche pomeriggio degli anni ’80, quando effettivamente si cominciava ad essere felici poco prima di quei rituali meravigliosi fatti di radioline e almanacchi. Ma si parla del “Piccolo Principe”, in questo caso Geovani Faria da Silva, ex Bologna ribattezzato “Pequenho Prìncipe” in Brasile, scomparso tragicamente a 62 anni pochi giorni fa. Nato a Vitoria, nello Stato di Espirito Santo nel 1964, cresce nel Bairro de Fàtima: papà Sebastiao lavora duramente per sostenere la famiglia, Dona Dirlene, la mamma, gestisce la famiglia e ai figli, in particolare, dice di non abbandonare gli studi per il pallone. Già, ma quel pallone rotola nel cortile di casa e nei cortili altrui, dove quelli che vedono fratelli e ragazzini all’opera non hanno dubbi: “Tutti gli altri possono diventare calciatori, Geovani proprio no, non ha il fisico né la stoffa”.

Però al Desportiva Ferroviaria non la pensano così, e prendono Geovani. È un bravo ragazzo, e ricorda i sacrifici fatti da papà Sebastiao per portarlo agli allenamenti: era gracile, troppo, e lui si raccomandava soprattutto che mangiasse. Appena arriva il primo stipendio da calciatore Geovani non prende neanche un cruzeiro e dona tutto alla famiglia. E poi arriva il Vasco da Gama, e al posto dello stipendio Geovani regala una bella casa confortevole alla mamma e al papà. Al Vasco diventa “Pequenho Principe”: il soprannome glielo regala Washington Rodreigues, iconico radiocronista brasiliano che osservandolo a San Januàrio, stadio del Vasco, ne ammira testa alta ed eleganza nel distribuire palloni.