La campagna anti-Meloni di Italia Viva nelle stazioni diventa un caso politico. Tanto che la stessa società che gestisce gli spazi pubblicitari nei più grandi scali ferroviari del Paese - la Grandi Stazioni Retail - al termine di una giornata di fibrillazioni, chiede al partito guidato da Matteo Renzi di modificare i contenuti della comunicazione per concedere il rinnovo dell'autorizzazione. Per Iv, un atto di «censura», oltre che «una palese violazione degli articoli 21 e 68 della Costituzione» da «fine dell'impero». «Ci tuteleremo in tutte le sedi, legali e istituzionali», l'avvertimento del partito.
A innescare la miccia è ancora l'ex premier, che torna sulla stoccata messa a punto dall'ufficio comunicazione di Italia Viva: una campagna per il 2x1000 al vetriolo che punta dritto alla presidente del Consiglio. «QVANDO C'ERA LEI i treni arrivavano in ritardo», è uno dei messaggi a caratteri cubitali che da lunedì vengono proiettati nelle grandi stazioni del Paese. Il font e la grafica sono quelli del periodo fascista. E la “lei" degli slogan provocatori è proprio la premier Giorgia Meloni. «QVANDO C'ERA LEI i giovani scappavano dall'Italia», «QVANDO C'ERA LEI l'Italia era meno sicura» si legge ancora sui led di Roma Termini o di Milano Centrale. Ma è proprio il dito puntato sui ritardi dei treni a qualche metro dal maxi-schermo del traffico ferroviario ad attirare l'attenzione di molti.











