La decisione italiana di acquistare sei aerocisterne Airbus A330 MRTT per circa 1,4 miliardi di euro non è soltanto una commessa militare. È anche un segnale politico, industriale e strategico che racconta come sta cambiando il rapporto dell’Italia con la difesa europea e con gli Stati Uniti.

L’aggiudicazione ad Airbus Defence and Space, emersa attraverso il portale europeo Ted e confermata da diverse ricostruzioni giornalistiche, chiude infatti una vicenda iniziata anni fa con prospettive molto diverse. Nel 2022 Roma aveva avviato il percorso per acquistare i tanker statunitensi Boeing KC-46A Pegasus, soluzione che avrebbe consolidato ulteriormente l’integrazione con l’ecosistema industriale americano. Quel programma però è stato cancellato nel 2024, aprendo una nuova gara europea che oggi porta alla scelta definitiva dell’A330 MRTT, piattaforma già in servizio con l’Aeronautica Militare.

Il dato più interessante forse non è tanto la vittoria di Airbus, quanto la sconfitta della strategia alternativa. Per la prima volta da tempo, l’Italia rinuncia a una grande piattaforma americana in un segmento strategico per orientarsi verso una soluzione europea senza particolari ambiguità.

Naturalmente sarebbe sbagliato leggere questa scelta come una rottura con Washington. L’Italia resta uno dei Paesi europei più integrati nel sistema strategico statunitense: continua a investire nel programma F-35, ospita assetti e infrastrutture americane cruciali nel Mediterraneo e mantiene un’impostazione fortemente atlantista. Ma proprio per questo la decisione assume un significato particolare. Roma sembra voler distinguere sempre di più tra alleanza strategica e dipendenza industriale.