Pesta un giovane, lo minaccia con un coltello e infine, dopo averlo derubato, gli chiede del denaro in cambio della restituzione dei propri averi. Sono pesanti le accuse delle quali un trentenne pachistano è chiamato a rispondere in tribunale. L’uomo è infatti imputato di rapina, lesioni, tentata estorsione e porto di oggetti atti a offendere. I fatti al centro del processo, approdato ieri mattina davanti ai giudici del collegio per la prima udienza, risalgono al 7 luglio del 2024. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quel giorno a Portomaggiore l’imputato avrebbe aggredito un connazionale di 27 anni insieme ad altre persone rimaste finora sconosciute.
Entrando nel dettaglio delle contestazioni, l’imputato avrebbe sferrato una serie di calci e pugni alla vittima per poi minacciarla impugnando un coltello da cucina. Il tutto, secondo l’ipotesi accusatoria, allo scopo di impossessarsi del cellulare, del bancomat e dei documenti del 27enne. Un pestaggio che causò alla vittima fratture e ferite con prognosi di venti giorni. Subito dopo le botte, sempre impugnando la lama, il trentenne avrebbe chiesto al giovane 500 euro in cambio della restituzione dei propri oggetti rubati. La richiesta, tuttavia, non sarebbe andata a buon fine. Sull’accaduto furono avviate indagini che hanno portato all’identificazione soltanto dell’attuale imputato. Come accennato, la vicenda è approdata ieri in dibattimento. Dopo le prime questioni tecniche, l’udienza è stata aggiornata al 29 ottobre per entrare nel vivo.







