PORDENONE - «Mi ha chiesto di portarla via da mio papà, e mi si è gelato il sangue». Toccante la testimonianza di ieri dei figli di Laura Pin, cittadina di Fiume Veneto morta il 27 giugno 2023 a 74 anni. Secondo quanto è emerso dall’autopsia, sarebbe deceduta in seguito alle percosse inferte a mani nude o con corpi contundenti in testa. Il marito, Severino Sist, oggi 78enne, è accusato di omicidio aggravato dal grado di parentela con la vittima e dal fatto che è stato commesso approfittando dell’impossibilità di difendersi della donna (e nel 2019 aveva patteggiato 14 mesi per maltrattamenti in famiglia). Pin infatti da tempo era costretta a letto a causa di gravi patologie. I figli Michele e Sonia ieri hanno risposto alle domande del pubblico ministero Enrico Pezzi davanti alla Corte di Assise di Udine presieduta dal giudice Carla Missera, con a latere il collega Roberto Pecile e sei giudici popolari. Sono tra i 16 testimoni indicati dalla Procura.

RAPPORTO COMPLESSO Una vita matrimoniale travagliata, con difficoltà di vario tipo, separazioni e riavvicinamenti. È il quadro emerso dai racconti dei figli, per quanto riguarda il rapporto tra i due genitori. «Mia mamma da una vita non andava d’accordo con mio padre» ha ricordato Michele Sist, arrivando poi al momento saliente dell’allontanamento, nel 2018. Era estate. «Ero in ferie - ha spiegato il figlio - quando mia mamma mi ha chiamato per dirmi che non voleva più stare con mio papà: “Portami via” mi ha detto». Prima di tutto, Michele aveva portato Laura dai carabinieri di Pordenone. «Per violenze fisiche la mamma si è fatta refertare - ha precisato Sonia - solo quando aveva lasciato la casa nel 2018». Poi Laura aveva passato un paio di notti nell’abitazione del figlio. E dopo ancora «siamo andati in Calabria - ha proseguito Michele - dove ci sono i miei suoceri. Abbiamo festeggiato i suoi 70 anni là». Tornati a casa, si sono attivati per cercare una soluzione, attraverso i servizi sociali. Laura era stata accolta dalla suora Antida Galante in una casa protetta a Valvasone Arzene. «Stava bene e si sentiva al sicuro» ha evidenziato il figlio. Ma intanto sono cominciati altri pensieri.GLI APPOSTAMENTI «Il papà - hanno raccontato Michele e Sonia - cercava in tutti i modi di capire dove fosse la mamma. Girava per il paese, ci seguiva, si avvicinava alle nostre case e alla scuola». «Chiedeva a mia figlia - ha aggiunto Michele - dov’è la nonna». Oltre a ciò, Sist abusava di alcol.IL TRASLOCO Il tempo passava e «gli assistenti sociali - ha continuato il figlio - ci hanno fatto capire che era giusto che si costruisse una vita. Così io e mia sorella abbiamo trovato un appartamento provvisorio in piazza ad Azzano Decimo, con l’intenzione di fare poi le carte per trovarle una casa popolare». Erano i primi mesi del 2020. Il trasferimento, reso difficile dalla pandemia, era andato in porto. Ma la tranquillità, ancora una volta, era durata poco. «La mamma ci telefonava decine di volte al giorno - hanno ricordato i figli -, noi facevamo il possibile per starle vicino, ad esempio portandole la spesa, viste le restrizioni del periodo». Ma una notte, presa dal panico, Laura aveva chiamato l’ambulanza e si era fatta ricoverare all’ospedale di Pordenone. «Poi aveva chiamato il papà - hanno riferito i due figli - e si era fatta portare a casa». Così era ricominciata la convivenza, «vanificando due anni di sacrifici per tenerli lontani». Per questo motivo si erano rarefatti i rapporti tra i figli e i genitori. Erano poi tornati più frequenti dalle fine del 2022, con il peggioramento della condizioni di salute di Laura, dopo la frattura al femore e il ricovero in ospedale. Al rientro a casa, nel 2023, era diventata sempre più urgente la necessità «di avere un’assistenza 24 ore su 24», hanno evidenziato i figli. Si era anche aperta la possibilità di un ingresso in casa di riposo, prospettata durante l’incontro multidisciplinare del 9 marzo con l’azienda sanitaria e i servizi sociali, ma Severino Sist, stando alle testimonianze non solo dei figli, ma anche dell’assistente sociale Debora Berto e dell’allora direttore del Distretto del Sile Asfo, il dottor Pietro Aragona, avrebbe battuto il pugno sul tavolo e lasciato la riunione. Rifiutando così l’opportunità, per via dei costi. Poi il declino. «L’idea che mi sono fatto - ha concluso il figlio - è che la mamma si sia lasciata andare. Faticava a mangiare e ad affrontare la fisioterapia».LA RELIGIOSA Suor Antida ha evidenziato che Laura «era succube del marito». È l’unica testimone ad aver riferito che la donna con lei si confessava: «Mi aveva detto che qualche volta lui alzava le mani». Il 28 giugno ‘23, aveva ricevuto due telefonate dal numero di Pin, ormai deceduta. «Quando ho provato a richiamare - ha concluso -, non mi ha risposto nessuno».