La Squadra mobile genovese ha acquisito i dispositivi delle vittime. Carlo Sommacal: «Spero di riaverli presto, sono le ultime cose che hanno toccato prima di tuffarsi, magari si sente ancora il loro odore». Roma valuta una rogatoria a Malé. Sabato il rientro delle salme, lunedì l’autopsia su Benedetti

Telefoni, computer, tablet, chiavette usb, un hard disk. La tragedia della grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, riparte da qui: dalla memoria digitale delle cinque vittime. Da ciò che quei dispositivi potrebbero avere conservato: messaggi, fotografie, appunti, contatti, forse indicazioni sulle ore che hanno preceduto la discesa fatale in cui sono morti la professoressa Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca Gianluca Benedetti. Sono questi gli apparecchi su cui si è concentrata l’attenzione della squadra mobile di Genova, diretta da Antonino Porcino, che ha sequestrato i dispositivi elettronici delle vittime. A riportarli in Italia è stato Stefano Vanin, professore associato di Zoologia dell’Università di Genova, che si trovava sulla nave «Duke of York» il giorno della tragedia ed era rientrato nel nostro Paese. Il docente è stato convocato in questura e ha consegnato tutto agli investigatori. A Genova è stato aperto un fascicolo definito «tecnico», necessario per ottenere la convalida del sequestro. Poi telefoni, pc e memorie informatiche saranno trasmessi alla procura di Roma, che procede per omicidio colposo contro ignoti. «Avrei voluto riavere subito con me questi oggetti di mia moglie e mia figlia — ha commentato Carlo Sommacal — sono le ultime cose che hanno toccato prima di tuffarsi, magari si sente ancora il loro profumo. Però, capisco e rispetto molto il lavoro degli inquirenti».