Daria Raiti

Caposervizio Responsabile di Redazione

21 maggio 2026 14:16

Nato a Catania il 2 giugno 1969, Enzo Santapaola - morto la notte scorsa nell'ospedale "Maggiore" di Parma - è cresciuto negli anni in cui il padre Nitto stava edificando l'impero criminale dei Santapaola-Ercolano, stringendo alleanze di ferro con i Corleonesi di Totò Riina e proiettando il clan verso i vertici di Cosa Nostra siciliana. Mentre il padre affrontava la latitanza - terminata con l'arresto nel 1993 - e accumulava condanne all'ergastolo, Enzo si faceva conoscere. Secondo le ricostruzioni della Direzione distrettuale antimafia di Catania e le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, Enzo Santapaola ha rappresentato per anni l'anello di congiunzione tra la vecchia mafia dei Corleonesi e le nuove leve della criminalità etnea. La storia giudiziaria di "Enzo" è stata, infatti, lunga e complessa. Enzo Santapaola è stato, infatti, colpito da ordinanze di custodia cautelare in storiche operazioni antimafia che, attraverso pesanti condanne definitive per associazione mafiosa ed estorsione finalizzate ad agevolare Cosa Nostra, lo hanno costretto a una lunga detenzione in regime di massima sicurezza. Anche dal carcere, però, il suo cognome ha continuato a esercitare una forte capacità di mediazione negli equilibri a Catania e provincia.Avrebbe compiuto 57 anni il prossimo 2 giugno. Era da tempo gravemente malato e le sue condizioni di salute si sono aggravate negli ultimi giorni. Il 2 marzo scorso era morto il padre, l'ergastolano Benedetto Santapaola, nel reparto di medicina penitenziaria dell'ospedale San Paolo di Milano. Come il padre anche Vincenzo Salvatore Santapaola ha lasciato la disposizione che il suo corpo venga cremato.Aggiornamento del 21 maggio 2026, ore 20.20 - In merito al fratello di Enzo Santapaola, Francesco, citato inizialmente nell'articolo, il legale di quest'ultimo, l'avvocato Ornella Valenti precisa: “Francesco Santapaola non è stato indicato dalla Procura come coreggente o reggente, insieme al fratello deceduto, dell’associazione Cosa Nostra catanese. Difatti, negli unici due procedimenti penali (Orsa Maggiore e Dionisio noti alle cronache), ove Santapaola Francesco è stato imputato per il reato di partecipazione all’associazione mafiosa, non è mai stata contestata l’ipotesi di cui al II comma dell’art. 416 bis c.p. (capo, reggente, promotore, organizzatore) e, comunque, segnalo che in entrambi i processi, lo stesso, è stato assolto per non aver commesso il fatto con sentenze divenute da tempo irrevocabili”.