Fu un errore, ma non ci dovrà essere alcun risarcimento. La Malacalza Investimenti, holding della famiglia genovese, e il suo presidente, Vittorio Malacalza, vedono riconosciuto quanto stanno sostenendo da più di sette anni, dal giorno in cui, il 20 dicembre 2018, l’assemblea degli azionisti non votò l’aumento di capitale da 400 milioni di Carige, spingendo la Bce, il 2 di gennaio, a commissariare la banca. Una mossa a sorpresa che sfilava alla famiglia genovese, che fino a quel momento aveva iniettano nelle casse societarie oltre 400 milioni, il controllo dell’istituto affidandolo a tre commissari. Di fronte a quella decisione, che esautorava i Malacalza dal governo di Carige, azzerando anche il valore delle azioni nelle mani loro e di decine di migliaia di altri piccoli azionisti, la famiglia genovese aveva presentato immediatamente ricorso, iniziando una battaglia legale che è ancora lontana dalla sua conclusione. Era stata proprio quell’assemblea alla vigilia del Natale 2018 a spingere Bce a decidere per il commissariamento dell’istituto, prima banca europeo a subire un simile trattamento. Di fronte alla richiesta dei Malacalza che da azionisti chiedevano un rinvio di un paio di mesi sul voto assembleare, per conoscere il dettaglio dei conti 2018 e il reale peso dei crediti deteriorati ancora in pancia alla banca, gli amministratori avevano invece scelto di andare al voto, incassando l’astensione degli stessi Malacalza che, di fatto, si trasformava in un no all’aumento. Pochi giorni dopo scattava il commissariamento. La holding della famiglia genovese, sostenendo la mancata vigilanza della Bce fra il 2014 e il 2019, si era rivolta anche alla Corte di giustizia dell’Unione Europea e nello scorso novembre, dopo il rigetto del primo ricorso da parte del Tribunale, il procuratore generale aveva chiesto alla Corte stessa di tenere nella giusta considerazione le tesi di Malacalza. Il ricorso però ieri è stato nuovamente rigettato, pur riconoscendo un errore giuridico nella sentenza del Tribunale Ue. Pur in presenza di questo errore, ha sostenuto la Corte, il rigetto del ricorso resta comunque fondato nel merito. Il Tribunale «non poteva respingere gli argomenti dei ricorrenti per il solo motivo che alcune delle norme invocate non erano preordinate a conferire diritti ai privati». Tuttavia, aggiungono i giudici europei, «l’errore di diritto commesso dal Tribunale nel ricorso non incide sulla fondatezza del rigetto». La Corte sottolinea inoltre che «nessuna norma né nessun principio del diritto dell’Unione vieta alla Bce di avere contatti e discussioni con gli amministratori di un ente creditizio soggetto alla sua vigilanza prudenziale» e che l’amministrazione straordinaria di Carige era stata motivata dal «particolarmente significativo» deterioramento della situazione della banca. La vicenda non è però ancora chiusa, anche alla luce di alcuni passaggi della sentenza che potrebbero aprire in futuro a nuovi pronunciamenti. La battaglia legale, insomma, continua.
Carige e la mancata vigilanza: la Corte di Giustizia Ue rigetta il ricorso di Malacalza contro Bce
La decisione, pur riconoscendo un errore giuridico nella sentenza del Tribunale. Ma la battaglia legale continua








