Che il commissariamento di Carige da parte di Bce sia stato un atto che ha provocato un grave danno agli azionisti, sono ormai tutti d’accordo. Lo ha stabilito in due sentenze (anche se con differenze fra la prima e la seconda) l’Alta Corte di Giustizia dell’Unione Europea accogliendo il ricorso di una piccola azionista della banca oggi fusa in Carige, Francesca Corneli, all’epoca titolare di duecentomila azioni. Ma se siamo già di fronte a un pronunciamento di questo tipo con due gradi di giudizio, che certifica cioè come un danno provocato dalla Bce a un azionista debba essere rimborsato, allora la Corte Europea deve tornare sui suoi passi ed esaminare la richiesta di altri danni riassunti nel ricorso dei Malacalza, provocati dall’obbligo di Bce di vendere in tempi brevi di tutti i crediti deteriorati, all’epoca 7 miliardi di euro.

Di fronte al Tribunale Europeo, la holding Malacalza Investimenti e il suo presidente Vittorio Malacalza ci sono già finiti una volta. Ma la loro richiesta di risarcimento per la condotta di vigilanza tenuta dalla Bce dal 2014 al 2019 è stat respinta. Ora arriva però il giudizio dell’avvocato generale Manuel Campos Sanchez-Bordona che invita lo stesso Tribunale ad accogliere, anche se in parte, le tesi dei Malacalza. Se ciò dovesse avvenire, si tornerebbe a discutere del risarcimento che i Malacalza hanno indicato complessivamente in 880 milioni di euro, in un arco di tempo di cinque anni e concluso con la decisione della Bce, il 2 gennaio 2019, di commissariare la banca. Un ultimo atto che azzerava il valore delle quote degli azionisti di riferimento che nel corso degli anni avevano iniettato nell’istituto oltre 400 milioni di euro, salvandolo da un crac che pareva già annunciato. Per rimettere in piedi la banca, erano stati necessari vari aumenti di capitale e un piano di cessione dei crediti deteriorati. Scelte che gli azionisti di riferimento avevano affidati a tutti gli amministratori delegati che si sono succeduti in quegli anni. Ma per consentire a Carige di rimettere definitivamente a posto i suoi conti era apparsa evidente la necessità di rafforzare il patrimonio con un nuovo impegno da parte degli azionisti, 400 milioni da votare in assemblea alla vigilia di Natale del 2018.