Un volo Parigi-Detroit di Air France ha dovuto fare uno scalo non previsto a Montreal per far sbarcare un passeggero cittadino del Congo, a causa delle precauzioni adottate dagli Stati Uniti per far fronte all'epidemia di Ebola. Lo ha reso noto la compagnia aerea. Il volo era partito nel pomeriggio di ieri da Parigi, dall'aeroporto Charles de Gaulle, ed era atterrato in un primo tempo a Montreal alle locali 17:15. Dopo oltre un'ora di scalo, l'aereo è ripartito per la sua destinazione, atterrando poi poco dopo le 20 a Detroit. Air France ha fatto sapere di aver dovuto ottemperare al «rifiuto di ingresso sul territorio americano di un cliente cittadino congolese presente a bordo». Il passeggero, che non presentava sintomi, è sbarcato a Montreal. Gli Usa non autorizzano più l'ingresso nel paese di cittadini della RDC se non nell'aeroporto di Washington-Dulles.

Gli infettivologi: esplosione di casi, ma rischio per l'Europa molto difficile Il virus Ebola-Bundibugyo «è totalmente insensibile a qualunque tipo di terapia e a qualunque vaccino, ed è particolarmente facile da diffondere soprattutto in situazioni come quelle in Africa, ad esempio se pensiamo a come sono fatti gli spazi abitativi o la partecipazione affollatta a carimonie come i funerali, sono un momento di grande trasmissione dove è più facile avere uno scambio di liquidi. È una 'variante' particolarmente legata a manifestazione emorraggiche anche di contatto con il sangue». Così Cristina Mussini, presidente Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, a margine della 18esima edizione di Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) in corso a Catania. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo virus che l'Oms ha qualificato come emergenza sanitaria internazionale? «Innanzitutto un numero esponenziale di casi perché - purtroppo - ci sono anche contagiati poco sintomatici, quindi c'è sempre un 'under-reporting'. Temo però che ci sarà un esplosione di contagi. Mentre per l'Europa - se consideriamo che l'Ebola nella sua tragicità è caratterizzata da un andamento particolarmente drammatico, fulmineo e repentino - l'ipotesi che qualche positivo prenda un aereo, per esempio, è molto difficile. Di solito sono delle epidemie circoscritte nella zona di origine, dove fanno una quantità di morti spaventosa, ma da lì poi non escono. Nei prossimi giorni servità molta attenzione - aggiunge Mussini - Si tratta di zone un po' isolate, quindi anche più difficili per l'accesso a mezzi di trasporto. Verrà fatta una particolare attenzione, penso, per quanto riguarda i rientri dal Congo, dove c'è ci sono spesso - come abbiamo visto negli anni - focolai di Ebola». Le ipotesi: fino a un migliaio di casi L'entità dell'epidemia in Congo potrebbe essere maggiore di quanto suggeriscono attualmente le cifre ufficiali. Lo suggerisce un rapporto pubblicato da ricercatori dell'Imperial College London, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie regionali. Al 16 maggio 2026, nel Paese si registravano già 336 casi sospetti e 88 decessi, con contagi confermati identificati nella provincia di Ituri e 2 ulteriori casi rilevati a Kampala, in Uganda, riguardanti persone che avevano viaggiato dalla regione colpita. Ma gli esperti hanno usato due modelli indipendenti che hanno portato a stime comprese approssimativamente tra 400 e 800, con la possibilità che il totale attuale superi già i mille casi, si legge nella nota. «Le nostre analisi suggeriscono che il numero reale potrebbe essere sostanzialmente superiore a quello confermato finora. E questo sottolinea l'urgente necessità di una sorveglianza e di una risposta rapide e coordinate in tutta la regione - ha evidenziato Anne Cori, professoressa associata di modellistica delle malattie infettive - L'incertezza che circonda le nostre stime evidenzia inoltre l'importanza di raccogliere informazioni più dettagliate sui casi, sia retrospettivamente che prospetticamente, per migliorare la nostra comprensione della situazione e consentire una risposta più efficace».Nonostante l'incertezza evidenziata nel rapporto, gli autori sono in ogni caso abbastanza certi che vi sia «una sostanziale sottostima dei casi» e «un potenziale di trasmissione più ampia». Il primo metodo utilizzato per produrre le stime si è basato su dati sulla diffusione geografica e sui movimenti della popolazione, analizzando il numero di casi esportati nel vicino Uganda per stimare il numero totale di infezioni nella popolazione di origine. La seconda tecnica ha utilizzato un approccio di retrocalcolo, prendendo gli 88 decessi segnalati e applicando dati storici sul tempo intercorso tra l'insorgenza dei sintomi e il decesso, nonché i tassi di mortalità tipici delle epidemie precedenti. I risultati, ha rimarcato Ruth McCabe, ricercatrice Oms presso l'Imperial College di Londra, «forniscono spunti importanti e tempestivi a supporto della risposta di sanità pubblica a questa epidemia. Sottolineano la necessità di una risposta operativa efficace e mirata, nonché di un supporto per l'attuazione e il rafforzamento degli interventi man mano che la situazione evolve».