"Quando penso a Cannes, vedo Monica". Lo ha detto qualche giorno fa l'ex marito Vincent Cassel rispondendo a una domanda su quale donna di oggi per lui simbolizzi il festival. In effetti Monica Bellucci la kermesse, guidata da Thierry Fremaux, la conosce a fondo. E' stata nella giuria del concorso nel 2006, due volte maestra delle cerimonie (nel 2003 e nel 2017), ed oltre una decina di volte sotto i riflettori come interprete di un film della selezione, da Under suspicion a Matrix Reloaded, dal controverso Irreversible a Sangue Pazzo, da Le meraviglie a Il patto dei lupi.

Quest'anno il suo ritorno è doppio: in concorso con Histoires de la nuit della regista francese Léa Mysius e con il film d'apertura della Quinzaine des cineastes, Butterfly Jam, di Kantemir Balagov. Nel film di Mysius, adattamento del romanzo omonimo di Laurent Mauvignier, Bellucci è Cristina, pittrice italiana che vive da tempo un una fattoria isolata, mentre nel primo film in inglese di Balagov appare come se stessa, in una prospettiva da scoprire. Un nuovo traguardo nel suo rapporto con il cinema del quale l'attrice ha da poco parlato in interviste con le testate ' F' e 'Version Femina'. Nella storia di Butterfly Jam "in alcune scene del film si parla di me, si vedono delle mie foto e, a un certo punto, c'è una mia presenza" spiega, mentre in Histoires de la nuit incarna una donna di sessant'anni che li dimostra tutti, senza trucchi e senza sconti". Lea Mysius "mi ha offerto il ruolo impegnativo di questa artista italiana solitaria e austera che vive in un piccolo borgo con il suo cane. Le difficoltà della vita l'hanno indurita, allontanandola in qualche modo dalla sua femminilità e sensualità. È stata una sfida trasformarmi così tanto in questo personaggio che, sulla carta, sembrava fuori dalla mia portata". Però "ho adorato trasformarmi in questa eremita, l'esatto opposto di chi sono e di ciò che ho fatto in passato. Inoltre, questo ruolo mi ha cambiata anche fisicamente".