A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la vicenda di Garlasco torna a dividere l’opinione pubblica sul crinale di una data e di un’ora: la mattina del 13 agosto 2007.
Al centro della nuova ondata giudiziaria e mediatica c’è l’alibi di Andrea Sempio, che la Procura di Pavia indica come “unico e solo autore” del delitto. A rimescolare il quadro non sono nuove perizie o il Dna, bensì l’intervento televisivo del padre dell’indagato, Giuseppe Sempio, che al Tg1 ha blindato la posizione del figlio con poche parole: “Era a casa con me”.
Lo scontro fra memoria domestica e atti d’indagine è frontale. Le dichiarazioni di Giuseppe Sempio, diffuse il 21 maggio 2026, non si limitano a una difesa d’istinto: l’inchiesta viene bollata come una “vigliaccata”, il figlio “non c’entra niente” e il tragitto verso Vigevano di quel giorno sarebbe, a suo dire, pienamente documentato. Una versione che collide con l’avviso di conclusione delle indagini notificato al 38enne il 7 maggio 2026, in cui gli inquirenti elencano 21 elementi indiziari a suo carico e indicano l’assenza di un alibi verificabile come uno dei pilastri dell’impostazione accusatoria.
A incrinare la tenuta dell’alibi, secondo la Procura, è un’intercettazione ambientale del 17 marzo 2025. Le microspie installate nell’auto dell’indagato avrebbero registrato un’evidente esitazione di Andrea Sempio nel ricostruire i movimenti di quella mattina. Solo dopo il sollecito di una cronista, che gli ricordava la presenza del padre, Sempio avrebbe affermato di essere stato in casa con lui prima di uscire. Per l’accusa quella titubanza è indizio di un racconto posticcio; per la difesa non dimostra nulla. La disputa si consuma anche sulle trascrizioni.












