Sciopero e corteo oggi ad Abbiategrasso, alle porte di Milano, per i lavoratori della BCS, mentre si avvicina la scadenza del 3 giugno fissata nell’ambito della procedura di concordato preventivo che potrebbe portare al fallimento dello storico gruppo meccanico leader nella produzione ed esportazione di macchine agricole. Centinaia di dipendenti hanno partecipato alla mobilitazione promossa dai sindacati metalmeccanici per chiedere un intervento urgente del Governo e scongiurare il rischio di chiusura. Il corteo ha attraversato la città fino al municipio, con la partecipazione di lavoratori, delegati sindacali e rappresentanti del territorio. Al centro della protesta ci sono i circa 500 posti di lavoro diretti legati alla BCS nelle sedi di Abbiategrasso e Cusago (Mi), oltre all’indotto dell'area dell'Est Ticino ormai priva di qualsiasi polo industriale. «Non possiamo permettere che Abbiategrasso perda la sua industria», hanno ribadito i sindacati durante la manifestazione. La preoccupazione cresce con l’avvicinarsi della scadenza del concordato preventivo. Secondo le organizzazioni sindacali, senza una proroga dei termini e senza l’apertura di un tavolo nazionale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il rischio concreto è quello di una procedura irreversibile con pesanti conseguenze occupazionali e industriali per il territorio dell’Abbiatense. Fiom Cgil e Fim Cisl hanno già chiesto formalmente al Mimit la convocazione urgente di un tavolo con azienda, proprietà e istituzioni locali. Tra le richieste avanzate al Governo ci sono anche la proroga dei tempi della procedura e la possibilità di valutare strumenti straordinari di tutela, compreso il golden power, considerato dai rappresentanti dei lavoratori uno strumento per difendere un presidio produttivo storico del comparto meccanico lombardo. Alla mobilitazione di oggi hanno partecipato anche esponenti del Partito Democratico. «È iniziato il conto alla rovescia: è necessario istituire subito un tavolo di crisi ministeriale con i sindacati e la proprietà», hanno dichiarato Paolo Romano, consigliere regionale del Pd e capogruppo in Commissione Attività produttive, e Andrei Lacanu, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Abbiategrasso. «Dobbiamo assolutamente mantenere la continuità produttiva, tutelare il lavoro e le 500 famiglie interessate dalla crisi», ha aggiunto Lacanu durante il corteo. Romano ha invece chiesto un intervento diretto della Regione Lombardia: «Ci uniamo ai sindacati per chiedere al presidente Fontana di scrivere immediatamente al Ministero delle Imprese sollecitando l’avvio del tavolo di crisi. Serve valutare tutte le ipotesi: un’azienda che lavora non può chiudere per debiti pregressi, abbandonando lavoratori e famiglie». Secondo il Pd, la priorità è ottenere una proroga del concordato per consentire al Ministero di svolgere un ruolo di mediazione nella ricerca di possibili acquirenti. «La scadenza del 3 giugno mette a rischio il futuro di tutti gli stabilimenti: bisogna agire senza perdere altro tempo», concludono Romano e Lacanu. Molti lavoratori intervenuti al presidio hanno sottolineato come la crisi non riguardi soltanto gli occupati diretti, ma anche l’intero indotto legato ai siti produttivi di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara. La mobilitazione potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni se non arriveranno segnali concreti dalle istituzioni nazionali.