José Luis Rodríguez Zapatero è il primo ex Presidente del Consiglio indagato per traffico di influenze nella storia della democrazia spagnola. Un colpo, forse decisivo, per Pedro Sánchez.
L’attuale premier ha mostrato di saper navigare in acque difficili, mutando pelle a seconda delle circostanze e individuando gli alleati giusti per maggioranze parlamentari che hanno messo puntualmente nell’angolo i Popolari e l’ultradestra.
Stavolta all’angolo è finito il “sanchismo”. Zapatero era, ed è, politico amatissimo a sinistra, impegnato nelle campagne elettorali, sempre al fianco del Governo per spendere la sua storia fatta di impegno e credibilità; in fondo il suo secondo mandato si consumò per la crisi economica e per la ‘bolla immobiliare’, non per scandali di corruzione.
Sotto di lui nacque il movimento 15-M che portò alla irruzione sulla scena politica di Podemos, sembrava l’inizio della PASOK-izzazione del Partito Socialista spagnolo, una disintegrazione della storica formazione di sinistra che Zapatero seppe evitare. Le misure sull’austerity mantennero in piedi l’economia, il pareggio di bilancio in Costituzione, il tentativo – riuscito solo in parte – di arginare le spinte indipendentiste della Catalogna.










