Nel Mezzogiorno vivono 1,2 milioni di lavoratori poveri, una cifra che corrisponde a circa la metà del totale nazionale. Il dato emerge da un documento presentato nelle scorse ore dalla Cgil durante l'assemblea nazionale intitolata “Una e indivisibile. L'Italia riparte dal Mezzogiorno”. L'iniziativa del sindacato punta a rimettere al centro del dibattito pubblico e dell'azione politica lo sviluppo e la giustizia sociale nelle regioni del Sud.Secondo l'analisi del sindacato guidato da Maurizio Landini, avere un impiego non basta più a garantire un'esistenza dignitosa nelle regioni meridionali. Questo fenomeno è causato da un numero medio di giornate retribuite all'anno inferiore rispetto al resto del Paese e da una forte diffusione di attività economiche a bassa retribuzione. Di conseguenza, il divario salariale tra le diverse aree d'Italia continua ad aumentare.La precarietà contrattualeUn altro fattore determinante per la diffusione della povertà lavorativa è l'alta incidenza dei contratti non standard. Nel Mezzogiorno si registra, infatti, una concentrazione elevata di contratti a termine, contratti a tempo parziale e impieghi discontinui. Il documento evidenzia come l'irregolarità e la precarietà colpiscano in modo più intenso proprio queste aree, riducendo le opportunità soprattutto per i giovani e per le donne.L'emergenza dello spopolamentoLe difficoltà del mercato del lavoro alimentano la perdita di popolazione e l'emigrazione giovanile, e non solo. La Cgil definisce lo spopolamento del Sud come “una vera e propria emergenza nazionale”. Il fenomeno non ha soltanto risvolti demografici, ma produce un indebolimento progressivo dei servizi pubblici, delle istituzioni democratiche e della coesione sociale, compromettendo “le prospettive produttive del territorio”.Gli obiettivi del sindacatoIl documento della Cgil individua nel lavoro di qualità e nello sviluppo sostenibile gli strumenti necessari per invertire la tendenza attuale. Il sindacato chiede che la questione meridionale non sia più considerata un problema locale, ma “una grande questione nazionale”. L'obiettivo dichiarato è l'attivazione di interventi politici e sindacali in grado di contrastare le contraddizioni del modello di sviluppo italiano.