Due post su Facebook, pubblicati lo stesso giorno a distanza di poche ore. Entrambi rivolti contro Giorgia Meloni, ai tempi parlamentare di Fratelli d’Italia. Contenuti che, per il pubblico ministero Eugenio Albamonte, sono minacce aggravate.

E che per il tribunale di piazzale Clodio valgono una condanna a tre mesi (pena sospesa) nei confronti di un trentunenne romano.Era il 31 marzo 2020, l’Italia era in piena pandemia. L’uomo sceglie di dare sfogo ai suoi pensieri sulle misure anti-Covid direttamente dai suoi profili social. Il primo post arriva verso le dieci di mattina: “Giorgia ti voglio appesa a testa in giù a sgocciolare per bene insieme all’amico tuo”. Dopo pranzo, poi, rincara la dose: “Sapete cosa velocizzerebbe questo tempo di quarantena”, scrive. “Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Viktor Orban tutt’e tre sullo stesso patibolo”. Frasi che hanno spinto la presidente del Consiglio, assistita dall’avvocato Urbano Del Balzo, a denunciare il trentunenne.

Da qui le indagini, chiuse nel 2022, e dopo sei anni la sentenza di primo grado. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Martorana, oggi in aula il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione. Poco importa: per i giudici i post sono minacce e valgono una condanna a tre mesi.