In quel grande tribunale permanente che è internet, basta una frase estrapolata dal contesto e rilanciata in maniera opaca affinché perfino un premio Nobel per la Letteratura venga accusato di “alto tradimento culturale”. È accaduto a Olga Tokarczuk, travolta in questi giorni da una polemica globale dopo alcune dichiarazioni sull’intelligenza artificiale pronunciate durante un incontro pubblico all’Impact di Poznań, uno dei principali eventi culturali e imprenditoriali polacchi.
Tokarczuk ha raccontato di utilizzare una versione avanzata di un Large Language Model per ampliare associazioni di idee, connessioni e possibilità immaginative durante il lavoro di scrittura. “Spesso lancio direttamente un’idea alla macchina dicendo: ‘Cara, come potremmo svilupparla meglio?’”, ha spiegato. Tanto è bastato perché online si diffondesse rapidamente il sospetto che la scrittrice stesse delegando all’IA parte del lavoro sul suo prossimo romanzo, atteso per l’autunno 2026.
Da lì, un processo sommario fatto di commenti e reaction online, anche da parte di alcuni colleghi. La scrittrice americana Lauren Groff, per esempio, ha tuonato via Threads: “Ho passato ogni cazzo di giorno degli ultimi trent’anni a lottare con la mia arte. L’arte vive solo nella lotta: il prodotto finale non ne reca che le ultime tracce. Se non sei più interessato alla lotta, non stai creando arte”.










