Il 26 aprile scorso il keniano Sebastian Sawe ha infranto un record che sembrava impensabile battere, completando la maratona di Londra in un’ora, cinquantanove minuti e trenta secondi. Perseverance, il rover marziano della Nasa, sta per completare la stessa impresa, tagliando il traguardo dei 42 chilometri e 195 metri in poco più di cinque anni (è atterrato su Marte nel febbraio 2021). E anche questo è a suo modo un record: il suo collega e predecessore Opportunity aveva impiegato circa undici anni per percorrere la stessa distanza. Perseverance non solo ha viaggiato a un ritmo decisamente diverso, ma ha portato con sé un carico di strumenti e responsabilità scientifiche, se possibile, addirittura superiori. Dal suo arrivo su Marte, dopo essere stato accompagnato nei primi anni di missione dal piccolo elicottero sperimentale Ingenuitity, il rover della Nasa ha trascorso il suo tempo scavando, fotografando e raccogliendo campioni nel cratere Jezero, un antico bacino che miliardi di anni fa ospitava un delta fluviale. Ora, avendo da poco superato i confini occidentali del cratere, si trova davanti a un paesaggio geologicamente inedito, e tutto da studiare. Ma non prima di aver celebrato il traguardo della maratona extraterrestre.Il “selvaggio West” di MarteIl traguardo chilometrico di Perseverance, tra l’altro, si accompagna a una nuova fotocomposizione scattata su Marte. Lo scorso 11 marzo, giorno 1797 della missione), il rover ha utilizzato la fotocamera Watson (Wide Angle Topographic Sensor for Operations and eNgineering), integrata nel suo braccio robotico, per comporre il suo sesto selfie dall’arrivo sul pianeta rosso. Poiché Perseverance non dispone di un’asta per le inquadrature ampie, l’immagine finale è in realtà un mosaico di 61 scatti indipendenti, per il quale il braccio ha dovuto compiere 62 movimenti di estrema precisione nell’arco di circa un’ora, sovrapponendo i fotogrammi; l’immagine mostra il veicolo accanto a un affioramento roccioso ribattezzato Arathusa. “Abbiamo scattato queste immagini – ha commentato Katie Stack Morgan, project scientist di Perseverance al Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa – quando il rover si trovava nel selvaggio West di Marte, oltre il bordo del cratere Jazero. Si tratta del punto più occidentale in cui ci siamo spinti da quando siamo atterrati. Avevamo appena analizzato l’affioramento e il rover si trovava in un punto che offriva un’ottima visuale”. Il selfie non è solo l’espressione di narcisismo extraterrestre: la posizione di Perseverance, infatti, offre agli scienziati la possibilità di analizzare una finestra stratigrafica di rocce che sarà utile per comprendere l’origine e la natura di Jazero.NASA/JPL-Caltech/MSSS