In India per la prima volta un partito che lotta per i diritti degli aborigeni è entrato in parlamento. E ha ripreso slancio l’idea di unire le aree tribali in uno stato

I campi intorno al villaggio cominciano a brillare alla luce del mattino mentre Mahesh Rathwasi mi accompagna tra le case dei suoi vicini. È un bhil, fa parte di una delle più grandi comunità adivasi (aborigene) dell’India. Mi guida lungo sentieri di terra battuta, accanto a case senza recinzioni, poi si ferma e indica il paesaggio: “Sai come chiamiamo questo stato?”, mi chiede riferendosi al Madhya Pradesh. “Il cuore dell’India, perché siamo proprio al centro del paese”. Nelle regioni tribali dell’India centrale la politica sta cambiando lentamente e in sordina dopo l’ingresso nel parlamento nazionale, nel 2024, del Bharat adivasi party (Bap), il partito che Mahesh rappresenta nel suo villaggio. Questo evento ha acceso nuove aspettative tra le comunità adivasi e ora il partito vuole farle crescere ancora.

Molti bhil cominciano a radunarsi davanti alla casa di Mahesh. È un incontro informale, uno dei tanti che ha organizzato negli ultimi due anni per ascoltare le preoccupazioni della sua comunità. Mahesh resta in piedi, parla con calma, risponde alle domande, ascolta, con umiltà. Si volta verso di me: “Senti queste persone”, dice. “Non si tratta più di bandiere o di partiti. Quello che conta davvero è altro: chi decide della nostra terra, dei nostri diritti e del futuro dei nostri figli?”.