Il contrabbando di animali selvatici tra il Corno d’Africa e le monarchie del golfo Persico minaccia le popolazioni di ghepardi, che sono già a rischio d’estinzione. Reportage da un rifugio per questi felini
Nettuno, Enki, Anuket… Gli otto giovani ghepardi che si aggirano nel recinto sono stati fortunati. Se portano i nomi di divinità dell’acqua, è perché nel settembre 2025 sono stati salvati in mare dalla guardia costiera del Somaliland. Undici cuccioli di pochi giorni – da allora ne sono morti tre – erano ammassati in sacchi di patate nascosti nella stiva di un dhow. Queste imbarcazioni tradizionali di solito sono destinate alla pesca, ma nel braccio di mare che separa la Somalia dallo Yemen servono anche per traffici di ogni tipo, compreso quello dei ghepardi del Corno d’Africa che vengono mandati nei paesi del golfo Persico. Tra i lussi delle petromonarchie, questi animali sono esibiti sui social media come simbolo di potere, a volte seduti sul sedile del passeggero di auto di lusso, a volte incatenati in giganteschi zoo privati.
Il sequestro dell’anno scorso è stato una delle più grandi operazioni di salvataggio compiute finora dalle autorità del Somaliland, repubblica autoproclamata nel nord della Somalia, che lottano contro il contrabbando di questi felini a rischio di estinzione. Secondo gli esperti nel Corno d’Africa ne rimangono poco più di 500, e solo 7.100 in tutto il mondo. E il tempo stringe perché ogni anno centinaia di giovani esemplari sarebbero trasportati illegalmente dal Somaliland verso la penisola arabica.










