di

Marco Galluzzo

Dopo 26 anni un premier indiano torna a Roma. Fenomeno mediatico a Delhi

Meloni cita un proverbio indiano, lui le regala le caramelle Melody, frutto dolciario dell’India e di una crasi di successo. Lei lo stupisce, gli offre una cena privata e lo porta al Colosseo, con passeggiata notturna e con i marmi dell’Anfiteatro Flavio illuminati ad effetto con la scritta «welcome to Rome, my friend». Lui contraccambia portando un albero di gelso nero e piantandolo nei giardini di Villa Pamphilj. Lui posta le foto fra le mura dei Fori della Città Eterna e in cinque ore ottiene dai suoi concittadini 5 milioni di like. Gli indiani, di qualsiasi confessione, hanno anche il senso dell’ironia, e scherzano sui social su una «love story» fra i due leader.

C’era una volta Silvio Berlusconi che dava buca al governo indiano, avanzando la scusa di una gastrite e provocando un’irritazione diplomatica molto profonda. C’era una volta anche il caso dei Marò italiani e del punto più basso delle relazioni fra Roma e New Delhi. Congelate o quasi per sette, otto anni. Sono passati 26 anni dall’ultima visita di un leader dell’India a Roma. E invece oggi il partenariato strategico fra i due Paesi deciso nella prima visita in India della Meloni, visita in cui la Capitale venne tappezzata con i suoi manifesti e sbocciò una grande sintonia fra i due governanti, è stato elevato a un livello ancora superiore, quel carattere speciale che definisce il livello più alto di sintonia fra due nazioni.