Continua la crociata della sindaca Katia Giordani contro i videopoker e le sale slot. Una società di Milano ha manifestato la volontà di aprire una sala bingo e videogiochi al posto del ristorante Sushic Fusion sulla centrale via Martiri della Libertà a Quaregna Cerreto. Fino a oggi ci sono stati contatti preliminari con l’ufficio tecnico per sondare la disponibilità dell’amministrazione, da sempre contraria a questo tipo di business. Il Comune ha argomentato il suo diniego per la vicinanza a 200 metri di un luogo di culto, la chiesetta delle Cappellette, dove il parroco don Mario Marchiori officia messa al giovedì e al sabato. «Purtroppo nell’articolo 16 della legge regionale 2021 hanno stralciato ed escluso le parrocchie e le chiese dai luoghi sensibili, come possono essere le scuole, le università, le strutture per anziani e che operano nel sociale - spiega Giordani -. Il territorio è nostro, bisognerebbe dare più potere alle Province e meno alle Regioni. Nella vicina Lombardia, i luoghi di culto rimangono zone sensibili, invece qui il presidente Cirio ha deciso il contrario, confermando però i compro oro come luoghi sensibili, è pazzesco». Giordani non mollerà: tra le possibili contromosse potrebbe esserci una mozione popolare con presidi davanti alla futura sala giochi. In Italia nel 2024 la popolazione ha speso per i videogiochi il 7% del Pil, una cifra enorme che testimonia la gravità della situazione. Ludopatia «Curare un ludopatico costa 38 mila euro, lo Stato da un lato incamera con il ministero delle finanze, mentre i costi di questa piaga sociale sono a carico della sanità e quindi della collettività - conclude Giordani -. La gente deve capire che vince sempre il banco e se uno vince 20 euro è perché ne ha buttati via 200. I luoghi di culto vanno rispettati, sono scioccata ma non mi arrendo». Giordani fu protagonista nel 2010 di una battaglia vinta contro le slot machine in paese, che al culmine della crisi del tessile stavano impoverendo le persone in difficoltà economica. Grazie a un’ordinanza che introdusse un regolamento ferreo, con orari stabiliti e obbligo di distanza dai luoghi sensibili, unito da scelte responsabili degli esercenti, i 25 videopoker installati in quattro esercizi del paese scesero ad appena 2. E la battaglia potrebbe ricominciare.