Il presidente dei notai di Milano, Enrico Sironi, spiega a Open come tutelarsi di fronte a una scelta di questo genere, tra regolamenti, quote e mutui
Comprare casa insieme per battere la crisi. Così la Generazione Z sta iniziando a cambiare il mercato immobiliare. Sempre più giovani, infatti, scelgono di comprare un immobile insieme ad amici o coinquilini, il cosiddetto fenomeno del co-buying. Secondo una ricerca del 2025 riportata dal New York Times, circa un terzo dei giovani tra i 18 e i 28 anni è pronto a unire le forze economiche con altri per acquistare un’abitazione. Nello stesso periodo, i dati Eurostat mostrano un mercato europeo sempre più difficile. Nel quarto trimestre del 2025 i prezzi delle case sono saliti del 5,5% su base annua e gli affitti del 3,2%, a fronte di redditi che rimangono precari. Di conseguenza, la casa perde il suo storico ruolo di simbolo dell’autonomia individuale o di nido d’amore. Il fenomeno sta attraendo sempre più giovani, ma comporta anche una complessità giuridica ed economica che va presa in considerazione fin da subito.
Co-buying e mutuo: come si distribuisce il rischio
Il primo elemento, quando si valuta un acquisto in co-buying, riguarda la struttura stessa del finanziamento e il modo in cui si distribuisce il rischio tra i coacquirenti. «La prima questione che mi porrei è se l’acquisto lo sto facendo con risorse che ho o se devo ricorrere a un mutuo e se i miei coacquirenti sono nella medesima situazione o meno», spiega a Open Enrico Sironi, presidente del Consiglio notarile di Milano. Il punto critico emerge proprio quando le condizioni economiche non sono simmetriche. Sironi chiarisce, infatti, che lo squilibrio tra chi compra con capitale proprio e chi deve ricorrere a un mutuo cambia l’equilibrio dell’operazione. «Se io avessi i soldi per comprare la mia parte, mentre il mio coacquirente dovesse fare un mutuo, la banca potrebbe pretendere l’ipoteca su tutta la casa, non solo sulla sua quota. Questo significa che, di fatto, anche io finirei coinvolto nella garanzia del suo prestito, pur non avendo chiesto il mutuo. Per questo motivo il mio livello di rischio aumenterebbe rispetto a un acquisto fatto interamente in contanti», prosegue. «Se, invece, tutti e due dobbiamo fare ricorso a un mutuo devo tenere conto che per la banca la responsabilità è solidale», avverte Sironi.












