V.Boc.

21 maggio 2026 07:08

La Liguria si regge sulle microimprese, un sistema imprenditoriale solido ma frammentato, prudente e poco orientato a crescita e innovazione: a renderlo evidente è la ricerca “Liguria in bilancio”, realizzata dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova con il supporto della Camera di Commercio di Genova.Lo studio - curato dai professori Alberto Quagli, Francesco Avallone, Paola Ramassa, Elisa Bonollo, Elisa Roncagliolo e Costanza Di Fabio, dal ricercatore Massimo Albanese e dal dottorando Alessandro Bulgarelli - ha analizzato i bilanci 2022-2024 di 14.586 società di capitale liguri, pari a oltre il 63% del totale regionale e a circa il 73% delle imprese attive, offrendo per la prima volta una lettura sistematica dell’economia ligure attraverso i numeri dei bilanci aziendali.I dati: medie e grandi imprese sono meno del 5% Dai numeri emerge che oltre l'82% delle aziende analizzate ha un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, mentre meno del 5% rientra nelle categorie delle medie e grandi imprese. Il 97% delle società è costituito in forma di Srl, e la struttura economica della Liguria conferma inoltre una netta vocazione terziaria: quasi un'impresa su tre opera nei servizi alle imprese, seguita da commercio, costruzioni, turismo e logistica.Crescita diffusa ma contenuta: le imprese liguri preferiscono la stabilità all'espansioneSul piano economico, secondo la ricerca il sistema regionale mostra segnali positivi. Nel 2024 il risultato operativo complessivo supera i 4 miliardi di euro, mentre l’utile netto sfiora i 3,7 miliardi. Crescono ricavi, valore aggiunto ed Ebitda, con dinamiche particolarmente favorevoli per le imprese piccole e medie.Allo stesso tempo, il report evidenzia come la crescita sia molto diffusa ma generalmente contenuta: il 74% delle imprese chiude il bilancio in utile, ma metà delle aziende registra utili inferiori ai 29 mila euro annui. Una situazione che gli studiosi collegano a una gestione fortemente prudenziale e orientata alla stabilità più che all’espansione.La ricerca sottolinea anche l’elevata solidità patrimoniale delle imprese liguri. Gli attivi complessivi sfiorano gli 88 miliardi di euro, con un patrimonio netto superiore ai 38 miliardi e un livello di indebitamento bancario contenuto. Quasi due terzi delle imprese non presentano esposizioni verso il sistema bancario, confermando una struttura finanziaria prudente ma poco incline alla leva per sostenere investimenti e crescita.Sul fronte degli investimenti, il valore delle immobilizzazioni tecniche supera i 28 miliardi di euro ed è in crescita rispetto al 2022. Tuttavia, prevalgono ancora gli investimenti materiali rispetto agli asset immateriali, segnale di una trasformazione digitale e innovativa ancora incompleta, soprattutto nel mondo delle microimprese.Startup e piccole imprese innovative: poche e quasi tutte a GenovaUn altro elemento centrale riguarda il ruolo delle imprese “mature”: le aziende con età compresa tra 10 e 50 anni rappresentano oltre il 56% del campione ma generano più dell’82% del reddito operativo e quasi l’85% degli utili complessivi, confermandosi il vero asse portante dell’economia regionale.Accanto al tessuto imprenditoriale tradizionale emerge infine un ecosistema innovativo in crescita, con startup e piccole e medie imprese innovative concentrate soprattutto nell’area genovese. Una realtà dinamica ma ancora numericamente limitata e non pienamente integrata con il resto del sistema produttivo regionale.La sfida: trasformare la stabilità in crescitaSecondo gli autori dello studio, la vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare la solidità finanziaria delle imprese liguri in una leva di crescita, favorendo investimenti in innovazione, aggregazioni aziendali, sviluppo dimensionale e maggiore contaminazione tra imprese tradizionali e innovative, così da rafforzare la competitività del territorio in un contesto economico sempre più globale.“La Liguria – commenta Luigi Attanasio, presidente della Camera di Commercio di Genova - conferma di avere un sistema imprenditoriale solido e resiliente, capace di reggere anche nelle fasi economiche più difficili. Ma il report ci dice anche che restano alcuni limiti strutturali, a partire dalla frammentazione e dalle dimensioni troppo ridotte di molte imprese, che rischiano di frenare crescita e competitività. Per questo dobbiamo aiutare le imprese a fare un salto di qualità”.