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Dal dramma alla speranza, la sua storia in un libro, presentato a Genova: "Ho perso per sempre il senso di sicurezza. Non parlo solo di me, ma di tutte le persone che si trovano a Gaza, l'orrore della guerra deve essere un monito per tutti"
Ci sono storie che ti arrivano dritto allo stomaco e che non puoi fare a meno di raccontare. Quella di Fares Alfarra è una di queste. È la storia di un ragazzo palestinese che sognava di diventare medico prima che l'inferno della guerra si mangiasse tutto: amici, affetti, certezze.
Fares è vivo per miracolo. Una bomba ha centrato in pieno una casa in cui si trovava a Gaza e se oggi può stringere la mano a chi incontra per strada, lo deve a un amico. Un amico che in quell'istante si è trasformato nel suo angelo custode, facendogli da scudo con il proprio corpo. L'amico non ce l'ha fatta; Fares sì, portandosi dentro un debito con il destino impossibile da ripensare senza i brividi. Dopo un calvario di operazioni chirurgiche e sofferenze, Fares è riuscito a lasciare la Striscia e da qualche mese è arrivato in Italia per ricostruire un futuro sulle macerie del passato.









