Nell’attesa di questo debutto, Paolo Camossi sperava in un vento di coda a 1,8, giusto dentro la norma. Ma dal mare la brezza si rafforza, soffia oltre la legalità dei due metri al secondo. Romell Glave, britannico, non aveva mai corso così veloce in vita sua ma quel 9”88 non andrà a libro: 2,7 a favore, troppo. Marcell Jacobs prende un metro e un palmo, 10”01, terzo dietro il colombiano Longa, 9”98, e chiude così la giornata del ritorno, a otto mesi dal suo ultimo chinarsi sui blocchi, che si era aperta con 10”11 in batteria, +2,6, ancora dietro a Glave, 10”00. Quanto vale con un virtuale vento regolare? Boh. Meglio provare a dare un’occhiata al doppio impegno, per giungere a una constatazione banale: Jacobs e Camossi hanno da lavorare perché i pezzi vadano ad incastrarsi in un puzzle lungo un rettilineo. «Sono molto contento – dice Camossi, tornato a dirigere le operazioni – si trattava di rompere il ghiaccio e Marcell era teso. In finale mi è piaciuto malgrado un passaggio a vuoto tra i 16 e i 20 metri che ha finito per pagare. È come se per un attimo avesse sbagliato marcia. È molto sereno e sa di essere in un fase di passaggio, prima di inoltrarsi nell’alta intensità». In batteria Marcell, dal torso assai tonico («in palestra abbiamo lavorato»), parte bene (142 il tempo di reazione allo sparo), accelera, è un po’ rigido (gli appoggi non sono ancora fulminei) e ha una buona reazione nel finale. Poco meno di un’ora e mezza dopo, arrivano il vuoto annotato da Camossi, e una corsa un po’ «impennata», non ancora scorrevole. «Sono contentissimo di essere tornato a correre in Italia - dice Marcell-. Essere uscito integro da queste due gare è già importante. Il tempo non era l'obiettivo, con Camossi va benissimo, da quando abbiamo ricominciato a collaborare ho ritrovato il fuoco dentro». Tra due settimane, al Golden Gala, il test sarà severo: Marcell incrocerà Noah Lyles (la sfida tra i due ultimi campioni olimpici dei 100 tiene un posto d’onore nel cartellone) ma soprattutto troverà Jordan Anthony, la grande novità dello sprint, 9”91 al primo assaggio dopo un inverno culminato nella vittoria ai Mondiali indoor. Zaynab alla ricerca del limite C’è ancora da intervenire negli ultimi quaranta metri di Zaynab Dosso, la regina mondiale dei 60, scesa sotto la barriera dei 7” e ora alla ricerca di un altro muro da scavalcare, quello degli 11”. Con lei il vento è clemente, 2,0 a favore, e così questo 11”07 all’esordio può finire nel mare della positività malgrado nell’ultimo tratto, dopo la solita efficace accelerazione ceda qualcosa alla britannica Lansiquot e alla lussemburghese Van der Weken. In batteria, 11”14 con +0,8. Molto lontana, 11”55, la prodigiosa 16enne Kelly Doualla. Leonardo e gli altri Leonardo Fabbri, in partenza per la Cina si sta preparando a scontri fra titani in Diamond League, soprattutto con la “bestia nera” Ryan Crouser e l’assetto tecnico è in progresso: accelerazione e rilascio in due tentativi (21,88 e 21,71) gli strappano un sorriso soddisfatto. Il vento è maligno con Darya Derkach: giusto una bava di più, 2,1, per rendere illegale il triplo balzo a 14,45. Sarebbe stata la seconda misura in carriera per Darya, reduce da un 2025 con doppia operazione ai tendini. Thea Lafond, campionessa olimpica, ha la meglio con 14,49. Per Lorenzo Simonelli una specie di record: centra sette barriere su dieci, ne spacca due e arriva rialzato in un trascurabile 13”61, lontano dallo spagnolo Martinez, 13”34. Primato italiano under 20 dei 100hs uguagliato, 13”14, dalla piemontese Alessia Succo, 17 anni e grande struttura fisica, e record personale per Eloisa Coiro: 51”79 per l’ottocentista romana in cerca di spunto veloce.