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Il presidente della Regione a Cento ha fatto il punto a 14 anni dalle scosse: "Finita la fase dell’emergenza". L’assessore Vincenzi (Bondeno): "Chiesa di Stellata chiusa dal 2012, con Fabbri in un paese sotto choc".
Il 20 maggio del 2012, alle 02:03 del mattino la terra trema, magnitudo 5.9. Marco Vincenzi è assessore ai lavori pubblici a Bondeno. "In Emilia il terremoto? Eravamo sotto choc". Non qui, non da noi. Persero la vita 27 persone, 45mila sfollati. Era sindaco a Bondeno Alan Fabbri, uno a fianco all’altro in giro per il paese, attoniti. "Sono di Stellata, le statue davanti alla chiesa erano franate, sgretolate. Dentro, un disastro. La chiesa non è ancora finita, speriamo di riuscire ad aprire le porte per Natale. Vedremo", la speranza di Vincenzi ancora oggi in giunta. Manca all’appello anche la chiesa di San Giovanni, a Bondeno, e devono essere fatti i lavori al municipio. "Sì, poi abbiamo finito tutto per il patrimonio pubblico. Stiamo lavorando per sistemare una cinquantina di case". Sono trascorsi 14 anni, tanto è stato fatto. Ma non è ancora finita. I sindaci fanno l’appello, una lunga strada verso la rinascita da un incubo che nessuno dimenticherà mai. Vincenzi ieri era alla pinacoteca ’Il Guercino’ di Cento, un’opera terminata, capolavoro che ospita capolavori. A Cento, comune tra i più colpiti nel 2012, è stato fatto il punto su questi 14 anni. Proprio nella pinacoteca, un simbolo, il sindaco Edoardo Accorsi ha accolto il comitato istituzionale presieduto dal presidente della Regione, Michele de Pascale, commissario straordinario alla ricostruzione, e l’assessore con delega alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma, Davide Baruffi. Erano presenti gli amministratori delle città coinvolte. Il cratere che ad oggi coinvolge ancora 15 comuni, tra le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna (Crevalcore) e Ferrara (Cento, Bondeno, Ferrara, Terre del Reno, Poggio). "La conclusione dello stato di emergenza ha un significato simbolico molto importante che certifica lo straordinario lavoro fatto in questi anni, che ci è stato riconosciuto anche dal presidente Mattarella come un modello a livello nazionale – sottolinea de Pascale –, ma il ritorno a una normalità amministrativa e istituzionale non rappresenta la fine dell’impegno pubblico. Anzi proseguiremo con la medesima determinazione finché l’ultimo cantiere della ricostruzione pubblica e del patrimonio culturale non si sarà concluso. Questi 14 anni ci hanno insegnato tanto: i valori della coesione, della collaborazione istituzionale e della partecipazione attiva delle comunità. Una lezione che si è rivelata fondamentale anche nell’affrontare le più recenti emergenze, come gli eventi alluvionali e che continuerà a guidare le nostre politiche in materia di sicurezza e prevenzione". "Dopo 14 anni la spinta a mantenere la promessa fatta all’epoca, che non ci fermeremo finché non sarà tutto ricostruito, è rimasta intatta – aggiunge Baruffi –. Esaurita la ricostruzione privata, ci siamo concentrati su quella pubblica, superando criticità pesantissime come la pandemia, le crisi energetiche, l’aumento dei costi nel mercato dell’edilizia e oggi l’incerto e preoccupante contesto internazionale. Ma il nostro sguardo è proiettato al futuro per promuovere una valorizzazione complessiva del territorio e delle sue potenzialità oltre la ricostruzione. Da qui l’impiego delle risorse che ci sono state riconosciute per lo sviluppo del territorio e la riorganizzazione della macchina amministrativa regionale, per non disperdere l’esperienza e il patrimonio di competenze maturate nella ricostruzione". Durante l’incontro è stato annunciato lo stanziamento del governo di ulteriori 113,4 milioni per la ricostruzione pubblica, una richiesta avanzata da tempo dalla Regione. A questi si aggiunge uno stanziamento di 39 milioni per il sisma bonus. La pinacoteca, simbolo di rinascita. Poche centinaia di metri il teatro, che ancora aspetta.







