La malnutrizione ospedaliera è una delle malattie più diffuse dei reparti italiani ed europei, eppure quasi nessuno la diagnostica. Lo dicono, con dati convergenti, due studi recenti. La ricerca, condotta al Centro Hospitalar Universitário de Santo António di Porto, pubblicata di recente su Frontiers in Nutrition, ha analizzato 1.150 ricoveri di Medicina interna e ha rilevato un rischio nutrizionale nel 42,4 per cento dei pazienti. Tre quarti di loro — il 74,4 per cento — non hanno ricevuto alcun supporto nutrizionale, e solo lo 0,7 per cento dei ricoveri ha avuto una codifica di malnutrizione alla dimissione. I costi totali, per i pazienti a rischio, risultavano superiori di circa il 79 per cento, principalmente per la maggior durata della degenza.
Lo studio italiano
Lo studio della Società italiana medici internisti (Simi), coordinato dalla Società Italiana di Medicina Interna su 650 pazienti in 16 reparti distribuiti in 11 regioni e pubblicato a giugno sull’European Journal of Internal Medicine, fotografa una realtà sovrapponibile: il 42,3 per cento dei ricoverati è a rischio di malnutrizione, il 37,3 lo è già al momento dell’ingresso. La prevalenza segue un gradiente geografico marcato, con il Nord (48,6 per cento di malnutriti) che stacca il Centro (38,6) e il Sud (29,6), e si associa in modo robusto a degenze più lunghe e a un aumento delle complicanze infettive durante il ricovero.












