La Procura chiede l’archiviazione, la famiglia si oppone. È questo il nuovo capitolo legato alla morte di Gervasio Crescentini, il 96enne travolto e ucciso il 15 luglio 2025 lungo la Marecchiese, a Villa Verucchio. Crescentini si trovava lungo via Marecchiese insieme alla badante: venne investito da un’auto all’altezza dell’intersezione con via Trario. L’anziano riportò traumi gravissimi e morì sul colpo. Ora la Procura ritiene che non ci siano elementi sufficienti per sostenere un’accusa di omicidio stradale. La richiesta di archiviazione si fonda sulla consulenza tecnica di Orlando Omicini. Nella ricostruzione tecnica, l’attraversamento sarebbe avvenuto fuori dalle strisce e l’urto sarebbe risultato inevitabile. Inoltre non emergerebbero violazioni rilevanti da parte del conducente. Una conclusione che però viene contestata dalla difesa dei familiari della vittima. L’opposizione è stata presentata dall’avvocato Martina Montanari e dall’avvocato Cinzia Novelli. Secondo l’opposizione, la richiesta di archiviazione sarebbe "fondata quasi esclusivamente sulla consulenza tecnica del perito Omicini" e la consulenza "sarebbe incompleta e tecnicamente discutibile". Uno dei punti centrali riguarda la velocità del mezzo. Nell’opposizione si legge che viene contestata "la stima di 45 km/h effettuata dal consulente Omicini" perché "la velocità non sarebbe scientificamente accertabile con precisione". Inoltre "l’assenza di frenata e la distanza percorsa dopo l’urto (circa 50 metri) potrebbero indicare una velocità superiore". E ancora: "anche il rispetto del limite non escluderebbe responsabilità se la velocità non era adeguata alle condizioni concrete della strada". I familiari richiamano anche l’articolo 141 del codice della strada sostenendo che il conducente avrebbe dovuto "moderare maggiormente la velocità", "prevedere la possibile presenza di pedoni" e "prestare particolare attenzione" perché il fatto sarebbe avvenuto "in centro abitato", "in pieno giorno", "vicino a strisce pedonali" e "in un tratto rettilineo e ben visibile". I legali richiamano poi il tema del parabrezza. Nel documento si evidenzia che "alcune immagini mostrerebbero il parabrezza opacizzato", circostanza che "potrebbe aver ridotto la visibilità". L’opposizione riconosce che il pedone "potrebbe avere attraversato fuori dalle strisce", ma sostiene che questo "non elimina automaticamente la responsabilità penale del conducente". Per questo motivo la famiglia chiede il rigetto della richiesta di archiviazione.