Apprendo da un articolo di Filippo Ceccarelli che non solo va ancora in onda il “Grande fratello”, ma che l’edizione appena conclusa di quel reality che guardavamo da giovani l’ha vinta Alessandra Mussolini, la cui carriera può persino vantare un ruolo in un film di Scola ma la cui fama resterà sempre e comunque quella di nipote di Benito.
Ceccarelli cerca di venire a capo del centenario, 1926 Benito fa le leggi fascistissime, 2026 Alessandra vince il televoto, si chiede se sia «revival o escrescenza, normalizzazione o ritorno, continuità o prolungamento con altri mezzi, o forse è follia, forse rimbambimento, forse mistero di questo paese sempre uguale e sempre diverso», e io ho il solito sospetto: che non esista uno specifico italiano. Non più.
Tutte le incredibilità che abbiamo inventato le abbiamo poi esportate, e da tanto di quel tempo, e con così tanto successo, e si sono così tanto sedimentate che neanche ce ne viene più riconosciuto il primato.
Alessandra che fa passare la famiglia dalla prepotenza di governo alle nomination in confessionale non è forse un omaggio al percorso inverso di Donald, che è partito dal reality per arrivare al ruolo d’aspirante dittatore?
Certo, noi il prepotente di destra al governo ce l’abbiamo avuto prima (e in modalità un ciccinino più seria, anche se ormai le parole sono slabbrate e l’arresto di Gramsci vale quanto il fatto che Jimmy Kimmel salti due puntate), ma insomma è un format che si aggiorna, sono variazioni su uno schema noto, la società dello spettacolo elevata a governo del mondo non produce niente di originale da un sacco di tempo.












