Per il pubblico italiano è stato puro intrattenimento. Ma all’estero, la stampa ha proiettato sul 2026 gli spettri del Ventennio. Trasformando il reality in un processo al nostro Paese e al suo (non) passato fascista.

Centosedicimila dollari di premio finale, secondo i calcoli sbrigativi fatti oltreoceano dal New York Post (in realtà tra cachet settimanali d’ingaggio e diritti d’immagine la cifra si avvicina ai 550 mila euro). Una pioggia di coriandoli, le telecamere accecate dal televoto al 55,95 per cento e il sipario che cala sull’ennesima stagione del Grande Fratello VIP. In Italia, l’archiviazione della pratica viene liquidata alla velocità di un clic: Alessandra Mussolini ha vinto il reality di Canale 5.

Per il pubblico nostrano si tratta di puro intrattenimento commerciale, neorealismo pop applicato al telecomando. Eppure, basta varcare i confini nazionali per accorgersi che la scatola magica della televisione italiana, agli occhi del mondo, si è trasformata in un’aula di tribunale geopolitico. Da New York a Londra, passando per Madrid, la stampa internazionale si è fessurata in un’ossessione clinica per il nostro passato, attivando un riflesso condizionato che proietta sul 2026 i fantasmi del 1945. Come se questo verdetto domestico potesse dimostrare che l’Italia, sotto sotto, non sia mai uscita dal Ventennio.