VENEZIA - Appena sei mesi fa era ancora il presidente del folto, e potente, intergruppo zaian-leghista a Palazzo Ferro Fini. Ma adesso Alberto Villanova non fa più parte della Lega, partito in cui era entrato nel 2009 scalando rapidamente i vari livelli istituzionali: assessore comunale a Pieve di Soligo e provinciale a Treviso, consigliere regionale del Veneto per due mandati e candidato per il terzo. Non rieletto però, il che dice molto ma non spiega tutto della decisione comunicata l’altra sera, con un annuncio carico di amarezza. «Umana prima che politica», tiene a precisare il 44enne, fra un messaggio e l’altro degli ex colleghi («tanti anche ex avversari»), a loro volta usciti dal partito. «Stima», gli ha manifestato Gabriele Michieletto. «Mi corre l’obbligo di lasciare una testimonianza per la stima nei tuoi confronti e la riconoscenza per il tuo lavoro di questi anni», gli ha scritto Luciano Sandonà. «Questa scelta la feci prima delle elezioni regionali del 2015! Ma allora tanti non la compresero…», gli ha ricordato Maurizio Conte.
Perché non ha rinnovato la tessera della Lega, di cui per oltre tre lustri è stato un volto di primo piano in Veneto? «Dalla fine di novembre, anzi da prima delle elezioni, non ho più sentito nessun dirigente. Questa è la prima ragione. Le elezioni si possono vincere e si possono perdere: su questo non ho nulla da recriminare perché mi sono sempre buttato, anche se sapevo di non avere l’appoggio dei vertici. Ma la modalità con cui è stato gestito tutto, è stata troppo anche per me che ci ho sempre messo la faccia. Il partito si era schierato per altri candidati: l’anima provinciale per due e quella regionale per altri due. Ho fatto la mia corsa da solo, consapevole che la candidatura di Zaia avrebbe penalizzato più me che gli altri: abitando nelle colline del Prosecco, ero al centro dello Zaiastan. Infatti sono rimasto fuori. Però quello che mi è fatto più male, è stato l’aspetto dei rapporti umani». Ad esempio? «Dopo le elezioni ci sono state sezioni che ricevevano le chiamate e automaticamente mi escludevano da qualsiasi iniziativa. Sono arrivato a un punto in cui ho la dignità di dire: non me l'ha ordinato il dottore di restare nella Lega». Ha più avuto contatti con il presidente Alberto Stefani? E con il suo mentore Luca Zaia? «Da parte di Stefani c’è stato assolutamente silenzio. Quanto a Zaia, ci siamo sentiti nell'immediatezza del voto per alcune questioni inerenti alla chiusura dei conti del gruppo regionale, dopodiché basta. Sono stato un leghista particolarmente legato a Zaia, però poi le strade hanno preso direzioni diverse». Quale spiegazione si è dato per il silenzio del partito? «Non so quale sia il motivo, vedo solo troppe casualità messe in fila... Quando una campagna elettorale viene organizzata per favorire alcuni e penalizzare un altro, non è per caso. Come non è casuale che, nell’ultima settimana prima delle urne vengano, recapitati a casa tua quattro volantini, pagati dalla Lega, per invitare a votare i candidati che corrono contro di te». Non ha proprio niente da rimproverarsi? «Errori ne facciamo tutti, io per primo. Credo però di aver lavorato tanto per la Lega e di averla rappresentata al meglio in Consiglio regionale, in televisione, nelle uscite sui giornali quando nessuno voleva esporsi per difendere la Regione dagli attacchi che le arrivavano per le misure prese. Bisognerebbe capire se il partito ha ritenuto che tutto questo non fosse sufficiente, o se piuttosto i suoi dirigenti avevano già altri programmi». Ha detto che non passerà ad altri partiti. Nemmeno a Futuro Nazionale? Va di moda. «So che altri stanno andando con Vannacci. Ma io non sono proprio quel tipo. Chi conosce la mia storia politica, sa che posso uscire senza cambi di casacca. Mi dispiace perché si chiude una pagina importante della mia esperienza politica». Ce ne saranno altre? «In futuro vedremo. Per il momento sto bene così. Dopo tanti mesi di amarezza, sono sereno e guardo avanti». È pur sempre il primo dei non eletti in provincia di Treviso. Cosa farebbe se dovesse dimettersi magari Zaia? «Rientrerei in Consiglio regionale, dove credo che riuscirei ancora fare qualcosa di buono, ma senza aderire al gruppo Lega. Comunque penso di essere l'ultima persona a poter conoscere il futuro di Zaia». Come giudica i primi sei mesi di Stefani e della sua maggioranza? «Spero che d’ora in poi si occuperanno di temi finora tralasciati come le difficoltà delle aziende, i problemi del mondo del lavoro, le esigenze della sicurezza. In un periodo così delicato com’è quello che stiamo vivendo, servirebbe più attenzione».Lega, sul congresso è scontro. Villanova: «Non sia unitario»






