«Lavoriamo al nuovo piano ospedaliero», annuncia Roberto Fico. All’interno del quale ci potrebbe essere anche l’atteso pronto soccorso al Policlinico e in cui ci saranno sicuramente ospedali e case di comunità. Elementi che fanno sorridere il direttore del Cardarelli Antonio D’Amore: l’auspicio è che questa strategia possa riduzione la pressione sul pronto soccorso del principale ospedale del Sud. L’annuncio del governatore arriva davanti alla platea dell’ospedale Cardarelli dove, come ricorda il direttore del Mattino Vincenzo Di Vincenzo al presidente della Regione, c’era stata la sua prima uscita da numero uno di Palazzo Santa Lucia. «Avevo detto che saremmo usciti dal piano di rientro ed è successo. Che avremmo puntato sulla sanità territoriale e stiamo accelerando sulle case di comunità. E che la politica deve stare fuori dalle Asl. E sarà così anche col piano ospedaliero», rivendica l’ex presidente della Camera. Che poi, più tardi, in Giunta approverà la delibera che programma 99 milioni di euro per la realizzazione di progetti di edilizia sanitaria stralciati dal Pnrr.
Il piano ospedaliero Come spesso accade, Fico parte dal metodo. E sulla realizzazione del nuovo piano ospedaliero dice chiaro: «Ascolteremo tanti attori della sanità. Ma non devono esserci centri di potere. La scrittura del piano avverrà libera da qualsiasi condizionamento e senza essere tirati per la giacchetta da nessuno», l’avvertimento. I contenuti del piano? Sicuramente ci saranno Case e ospedali di comunità. «Dal mio insediamento abbiamo certificato, che significa che le strutture sono attive e funzionanti, 68 case di comunità (su 169 previste) e 7 ospedali di comunità (su 47)», rivendica. Uno sprint per recuperare sui tempi e per puntare forte sulla medicina territoriale. Accompagnato anche dallo sforzo per riempire di personale i presidi locali: «Abbiamo investito 98 milioni di cui 65 soltanto per l’assunzione di nuovo personale.Grandi ustioni, la svolta. Cardarelli hub europeo: «Qui formiamo talenti»Che si aggiungono ai 62 già messi in campo aumentando i tetti di spesa», dice. Ma nel nuovo piano ospedaliero non ci saranno soltanto le case di comunità. «Riorganizzeremo anche la rete dell’emergenza-urgenza, da rivedere anche a Napoli», chiarisce. Già nei giorni scorsi, d’altronde, aveva specificato: «Stiamo lavorando in maniera importante per la realizzazione del pronto soccorso del Policlinico». Sia il rafforzamento della medicina territoriale che il pronto soccorso nei policlinici universitari avrebbero un comune effetto positivo: ridurre la pressione sul pronto soccorso del Cardarelli. Se lo augura anche il manager del principale nosocomio del Sud: «La nostra speranza è che si riduca la pressione, con la sanità territoriale ma anche con l’apertura di nuovi pronto soccorso, che possano dare una mano al Cardarelli. Sappiamo di svolgere un ruolo centrale oggi, ma abbiamo bisogno di aumentare il turnover nei nostri reparti per drenare persone dal pronto soccorso», dice D’Amore. Basti pensare che nell’emergenza del Cardarelli arrivano in media 200 accessi al mese soltanto da altri ospedali. La delibera Intanto, ieri la Giunta regionale ha programmato oltre 99 milioni di risorse Fesr 2021-27 per interventi di edilizia sanitaria stralciati dal Pnrr. Due gli elenchi stilati nella delibera. Quello più importante è quello in cui ci sono investimenti per 53 milioni di euro per la realizzazione delle strutture ritenute prioritarie. La parte del leone nella lista la fa la realizzazione del nuovo ospedale di Castellammare di Stabia per il quale c’è una tranche da 20 milioni rispetto al progetto totale da 60 milioni. In campo, per l’area napoletana, 3,2 milioni per lavori strutturali al Cto e un milione per la ristrutturazione del presidio ospedaliero di Torre Annunziata. Approvato anche il programma nazionale “giovani, donne lavoro” che prevede interventi volti a favorire la conciliazione tra vita privata e professionale delle donne lavoratrici, autonome o in cerca di occupazione, attraverso l’erogazione di voucher individuali per l’accesso ad asili nido o micronidi aziendali nonché il sostegno per spese sostenute per servizi di cura e assistenza. Intanto il governatore interviene sulla questione dimensionamento scolastico: «Avrei potuto fare una battaglia politica sul dimensionamento, perché non siamo d’accordo. Ma per le carte che io avevo letto sapevo che avremmo perso al Consiglio di Stato e soprattutto, se ci avessero commissariati, avrebbero comunque proceduto al dimensionamento tramite l'Ufficio scolastico regionale e avremmo perso anche i fondi Ata. Alla fine a pagare sarebbero stati i ragazzi, le famiglie e il territorio».









