BOLOGNA – Nel 2026 l’ospedale Rizzoli prevede «di aumentare le sale operatorie per l’urgenza» e di «ridurre quelle nelle piattaforme esterne», quindi nelle cliniche convenzionate per gli interventi programmati (anche privati). Un po’ più ospedale normale, insomma, e un po’ meno clinica ortopedica. È questo l’aspetto più preoccupante del piano presentato mercoledì dall’amministrazione secondo i clinici. Perché la posta in gioco qui, sostiene Cesare Faldini, direttore del dipartimento patologie complesse, è la natura stessa del Rizzoli. «Se ci sono poche risorse perché sono diminuiti i trasferimenti statali - spiega- noi dovremmo fare il contrario: liberarci della traumatologia, che abbiamo cominciato a fare durante il Covid. E utilizzare gli spazi che si libereranno per abbattere le liste di attesa». Il ragionamento è il seguente: «Se siamo l’undicesimo istituto ortopedico al mondo, accogliamo la complessità a livello italiano e alleviamo chirurghi che ci mettiamo anni a formare, che senso ha fargli perdere il 25% del tempo a curare fratture che si possono benissimo curare in qualsiasi ospedale periferico? È come prendere un cuoco stellato e mandarlo a cucinare in mensa».
Tutto nasce con la pandemia. «Quando abbiamo dovuto bloccare gli interventi programmati abbiamo preso in carico la traumatologia. Poi però abbiamo continuato a farla. E non la traumatologia complessa, perché non abbiamo i reparti per gestire eventuali complicanze. Qui possono mandarci con le ambulanzE solo il surplus del Maggiore e del Sant’Orsola, i pazienti più semplici, il classico anziano che si rompe il femore. Ma così già ora abbiamo il 25% del tempo levato all’alta complessità e alla riduzione delle liste d’attesa». Una direzione verso la quale ora la Regione vuole andare ancora, in primis con la creazione di un reparto ortogeriatrico (contro il quale Faldini e Davide Donati, direttore del dipartimento clinica ortopedica hanno scritto un mese fa alla Regione) e ora anche con questo piano di restyling delle sale operatorie per il 2026. «Già così è una situazione fuori controllo - denuncia Faldini - abbiamo 26mila persone in lista per un intervento con un tempo medio di attesa di 18 mesi».






