Non solo l’Italia. L’ostentazione mediatica del ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir ha innescato una reazione diplomatica trasversale. Oltre al nostro, altri sei paesi hanno convocato i rispettivi ambasciatori israeliani: Francia, Canada, Belgio, Paesi bassi, Regno unito e Portogallo. Chiedono scuse e spiegazioni dopo la diffusione del video girato nel porto di Ashdod, dove gli attivisti della Flotilla vengono mostrati ammanettati, costretti in ginocchio e derisi dal ministro.
Quanto mostrato è stato giudicato offensivo e incompatibile con il rispetto dovuto a chi è trattenuto dalle autorità israeliane. Tra le cancellerie europee, il ministro degli esteri francese Jean-Noel Barrot, seppur in disaccordo con la missione della Flotilla, ha definito le azioni di Ben Gvir «inaccettabili» con un post su X, chiedendo il rilascio dei cittadini francesi coinvolti. Il suo omologo olandese, Tom Berendsen, ha usato parole ancora più dirette, affermando che il trattamento dei prigionieri «viola la dignità umana di base». A queste voci si è aggiunto il Belgio, che ha manifestato un profondo sdegno tramite le parole del ministro degli esteri Maxime Prevot, secondo cui le immagini diffuse sono «profondamente disturbanti».










