La difesa del generale libico OSama Almasri ha presentatore presente contro l’ammissibilità del procedimento aperto nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Libia. Secondo i legali, che citano gli articoli 17 e 19 dello Statuto di Roma, il caso dovrebbe essere trattato dalle autorità libiche e non dalla Corte dell’Aja. Il ricevitore è stato trasmesso alla Camera preliminare I che, con un’ordinanza del 13 maggio, ha fissato al 3 luglio il termine entro cui la Libia e la procura della Corte dovranno presentare le loro osservazioni.
Anche Mohamed Al Hishri, Al Buti, ha presentato una richiesta simile e il collegio giudicante dovrà esprimersi sul punto entro il 12 giugno.
Le due questioni sono strettamente connesse: il problema della giurisdizione per esaminare i crimini commessi in Libia da parte della Corte penale internazionale è, al momento, lo strumento su cui le difese dei militari della Rada contano maggiormente. Un nodo procedurale che mira a scavacare le accuse di tortura presentate dalla procura.







