La difesa del generale libico Almasri ha presentato un ricorso contro per contestare l'ammissibilità del procedimento aperto nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale. Il militare è accusato di crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi in Libia.

I legali deI Usama al-Masri Nagim, citando gli articoli 17 e 19 dello Statuto di Roma, sostengono che il caso debba essere trattato dalle autorità libiche e non dalla Corte dell'Aia.

Secondo quanto appreso dall'agenzia di stampa Ansa, il ricorso è stato trasmesso alla Camera preliminare I. Con un'ordinanza datata 13 maggio, i giudici hanno fissato al prossimo 3 luglio il termine entro il quale la Libia e la procura della Corte penale internazionale dovranno presentare le loro osservazioni in merito alla richiesta della difesa.

La vicenda legale si inserisce in uno scontro che coinvolge direttamente l'Italia. Lo scorso 2 aprile, la Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati membri, l'organo di governo della Cpi, per "l'inadempimento a una richiesta di cooperazione" circa il caso del generale libico.

Al centro della questione c'è il rimpatrio del generale, che ha sollevato forti polemiche. Il 17 ottobre 2025, la Camera preliminare I ha dichiarato che l'Italia non ha rispettato gli obblighi internazionali, perché non ha arrestato e consegnato il generale libico mentre si trovava in territorio italiano.