In Iran ci sono solo due possibilità, o ti mordi la lingua, o ti piazzi di fronte alla morte e gliela mostri». Jina Khayyer – giornalista e scrittrice di famiglia iraniana, nata e cresciuta in Germania e ora residente in Francia – sa che in Iran la partita per la democrazia non si gioca tra remissività e parresia – ma immediatemante tra vita e morte, tertium non datur. Protestare significa morire. In Nel cuore del gatto (tr. it. di Silvia Albesano, Iperborea, pp.302, euro 19,50 ) – un potente romanzo d’esordio, candidato al Deutscher Buchpreis 2025 – Khayyer racconta il rapporto con un paese di cui conosce bene la lingua – che parla, ma non sa leggere –, ma che visita per la prima volta solo a venticinque anni, nel 2000. Deciderà di raccontarlo dopo la morte per pestaggio nel 2022 della giovane curda Mahsa Jina Amini – una donna che portava il suo stesso nome – colpevole di aver lasciato fuori dal velo qualche ciocca di capelli, proibiti dalla legislazione basata sulla shari’a. Nel cuore del gatto è un romanzo viscerale, poetico, iroso, ma anche disperatamente innamorato di un paese di cui la protagonista calca il suolo profumato, ma dolente come una ferita aperta, un paese i cui confini disegnano la sagoma di un gatto che ti ferisce perfidamente, ma che non si può mai davvero abbandonare.
Jina Khayyer, «ogni giorno danzo con la rabbia cercando di sedurla» | il manifesto
(Cultura) In Iran ci sono solo due possibilità, o ti mordi la lingua, o ti piazzi di fronte alla morte e gliela mostri». Jina Khayyer – giornalista e scrittrice di famiglia iraniana, nata e cresciuta in Germania e ora residente in Francia – sa che in Iran la partita per la democrazia non si gioca tra








