Nel dedalo degli appalti, anche evitando un licenziamento, la precarietà lavorativa rimane, benché ci sia un contratto a tempo indeterminato. È questa la situazione in cui si trovano le 19 lavoratrici della cooperativa torinese Pro&Out, parte di un sistema di appalti e subappalti che ha come azienda intermediaria Gap e come vertice il colosso delle assicurazioni Generali. Già a marzo le dipendenti, che svolgono attività di call center, avevano protestato davanti alla Regione contro il licenziamento collettivo, causato da mancati aumenti economici da parte di Gap in favore di Pro&Out.
Dietrofront Stamattina una delegazione di lavoratrici, i sindacalisti di SI Cobas e un avvocato hanno incontrato il presidente della coop e un funzionario della Regione nel grattacielo Piemonte. Il risultato è che nessuno sarà licenziato (per ora), a cambiare è solo il primo committente del servizio, ovvero Generali. Un esito che pare paradossale, considerando gli antefatti. L’appalto L’appalto della multinazionale delle assicurazioni per il servizio di assistenza telefonica era stato vinto da Gap, azienda di Trieste specializzata in servizi di customer service che, peraltro, applica ai suoi dipendenti un contratto «Anpit», definito dai SI Cobas come un «contratto pirata». Quest’ultima ditta si affidava alla cooperativa torinese “Pro&Out”, che fungeva da bacino di forza lavoro a disposizione di Gap e applica tutt’ora ai propri dipendenti il Ccnl multiservizi. Quest’ultimo contratto per legge prevede aumenti di salario, che si riflettono anche nel contratto di subappalto. Maggiorazioni che però Gap aveva deciso di non accordare, il che aveva costretto la coop torinese a comunicare il licenziamento. Il passo indietro arrivato stamattina riguarda solo le 19 lavoratrici che non perderanno il lavoro, ma non l’origine di tutta la questione, cioè il rapporto tra Pro e Gap. «Abbiamo revocato il licenziamento per nuove condizioni di lavoro, originate dalle settimane di trattative con Gap – spiega Gianni di Nunno, presidente di “Pro&Out” -. Si trattava dell’insostenibilità economica complessiva della commessa, non solo degli aumenti salariali. Ora i lavoratori rimangono assunti sempre con le stesse condizioni contrattuali, ma su altre commesse. Questo perché Gap ha detto di voler internalizzare le attività che svolge per Generali. A noi daranno attività diverse, sempre nello stesso ambito».








