A Cuba le scuole chiuderanno in anticipo. È l’ennesimo segnale del collasso strutturale che sta travolgendo l’isola, stretta da mesi in una crisi energetica e sociale sempre più profonda tra blackout interminabili, carenza di carburante, trasporti quasi paralizzati e servizi pubblici ridotti al minimo. Istruzione pubblica compresa.Il governo dell’Avana ha annunciato che l’anno scolastico terminerà tra il 15 e il 30 giugno, con diverse settimane di anticipo rispetto alla chiusura prevista per luglio. La decisione è stata comunicata dalla ministra dell’Istruzione Naima Ariatne Trujillo Barreto insieme al ministro dell’Istruzione superiore Walter Baluja García.Le parole della ministra fotografano una situazione precaria già da tempo. In molte aree del Paese le lezioni in presenza sono già state ridotte, le scuole semi-internate funzionano a capacità limitata e studenti e insegnanti sono spesso costretti a percorrere chilometri a piedi per raggiungere gli istituti, a causa della quasi totale assenza di mezzi pubblici e carburante. A peggiorare ulteriormente il quadro c’è la carenza cronica di personale: secondo il governo mancano circa 24mila insegnanti, soprattutto nelle province di Matanzas, Camagüey e Sancti Spíritus.La decisione del governo di Dìaz-Canel arriva nel cuore di una fase durissima per Cuba. A monte, c'è l'embargo imposto dagli Stati Uniti di Donald Trump. Appena una settimana fa il governo aveva ammesso che le riserve di petrolio donate dalla Russia e arrivate sull’isola alla fine di marzo erano terminate, riportando il Paese nel pieno di una crisi già drammatica. I blackout proseguono quotidianamente e, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Levy alla televisione statale, in alcune zone dell’Avana le interruzioni di corrente “superano ormai le 20-22 ore al giorno”.Il clima di tensione tra Washington e Cuba, nel frattempo, è tornato ad alzarsi proprio nelle ultime ore. Donald Trump, in un messaggio rivolto ai cubani in occasione del giorno dell’indipendenza - il 20 maggio -, ha dichiarato che gli Stati Uniti “non avranno pace finché Cuba non sarà di nuovo libera”, accusando l’isola di essere “uno stato canaglia che ospita operazioni militari, di intelligence e terroristiche” vicino alle coste americane. “Guardiamo con fiducia verso una nuova età dell'oro per l'isola e il suo popolo”, ha aggiunto il presidente.