«La coalizione di estrema destra che sta emergendo rappresenta una seria minaccia per la democrazia slovena. Attraverso una politica di divisione, esclusione e indebolimento sistematico delle istituzioni, mette in pericolo i valori stessi su cui si fonda la nostra società», dice al manifesto Robert Golob, primo ministro uscente della Repubblica di Slovenia. Un nuovo governo si sta profilando in Slovenia e ancora una volta vuole Janez Janša come premier. Quel Janša già tre volte primo ministro che aveva cominciato a smantellare lo stato sociale nel nome del capitalismo d’attacco, oggi astuto orfano di Orbán, fedele alla Ue liberista, agli Stati uniti trumpiani, alla Nato e, più che mai, a Israele. Uno smacco per il centro-sinistra sloveno, in parte inaspettato, dopo che il partito di Golob, Gibanje Svoboda/Movimento per la Libertà, era stato il più votato alle recenti elezioni. Nessuno sembrava avere la maggioranza nel nuovo parlamento e a nulla sono valsi gli appelli di Golob per formare un governo di unità nazionale proprio contro Janša e quel che rappresenta.

È bastato il voltafaccia di Zoran Stevanović, nuovo in parlamento con il suo partito populista e “antisistema”, da sempre apparentemente nemico di Janša ma eletto a sorpresa presidente dell’Assemblea parlamentare con i voti della destra e di Sds, il partito di Janša che ha potuto anche assicurarsi della fedeltà promessa visto che le schede della votazione sono risultate opportunamente contrassegnate.