In Slovenia, dopo che la presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar, non ha conferito l'incarico per la formazione del governo al termine del primo giro di consultazioni, è iniziato formalmente oggi il secondo round per trovare un candidato incaricato, sulla base delle preferenze elettorali uscite dalle urne il 22 marzo scorso.
Ora anche i gruppi parlamentari, o almeno 10 deputati, potranno indicare un candidato entro il 19 maggio, termine ultimo per questa nuova fase.
Pirc Musar lo aveva detto fin dall'inizio: nessun governo di minoranza, l'incarico sarà assegnato solo a chi è in grado di radunare 46 seggi su 90 totali. Le elezioni del 22 marzo sono state vinte di misura dal partito di centro-sinistra (Movimento Libertà, Gs) del premier uscente, Robert Golob, che però non trova alleati per una maggioranza, aprendo dunque il campo ad una probabile maggioranza alternativa, di stampo conservatore, forse attorno all'ex (petr tre volte) premier di destra, Janez Janša e al suo Partito democratico sloveno (Sds). Dopo la legge sul governo approvata la settimana scorsa con i voti di Sds, Nuova Slovenia, Democratici e gli anti-sistema Resni.ca, con ogni probabilità sarà Janša a formare il suo quarto governo sulla base di questa coalizione, che ha già raggiunto un accordo di massima sulla base di 20 punti programmatici. I voti decisivi per la maggioranza dovrebbero arrivare da Resni.ca, che anche ieri ha fatto sapere di non voler partecipare alla coalizione, pur non considerandosi un partner esterno o sovra-coalizione. Resni.ca, guidato da Zoran Stevanović, eletto presidente del Parlamento con gli stessi voti che dovrebbero formare il prossimo governo, ha detto che sosterrà un candidato che goda di ampio sostegno.






