In Slovenia i deputati eletti per la decima legislatura nel voto del 22 marzo scorso si sono seduti per la prima volta sui banchi parlamentari e hanno formalmente avviato i lavori.

Dopo aver nominato la commissione elettorale, che dovrà confermare i mandati, l'ordine del giorno prevede quello che è l'impegno più prettamente politico, ovvero l'elezione del presidente del parlamento, la seconda carica dello Stato, per la quale non è chiaro se sia definita una netta maggioranza.

Per questo sono in corso intense trattative fra i partiti politici. Non è detto infatti che si arriverà già oggi alla fumata bianca, anche se si fa sempre più largo l'ipotesi di un candidato o una candidata eletta con i voti del centrodestra.

Un'ipotesi, quest'ultima, che se trovasse conferma aprirebbe anche il campo a una possibile coalizione di maggioranza per un governo con le stesse prospettive, raccolto intorno al cosiddetto terzo blocco, rappresentato dai cristiano-democratici europeisti di Nuova Slovenia, dai Democratici dell'ex tre volte premier di destra Janez Janša e dai populisti di destra di Resni.ca.

Le elezioni del 22 marzo hanno consegnato un parlamento diviso, con 7 partiti presenti, ma solo Movimento Libertà e Partito democratico hanno ottenuto preferenze in doppia cifra, con il partito liberal-progressista guidato dal premier uscente, Robert Golob, che ha vinto di misura e ha incassato 29 deputati su 90 totali, mentre il partito conservatore di Janša ne ha avuti 28. Decisivi per una eventuale maggioranza saranno quindi i voti dei partiti minori.