Ornella Muti arriva al 79esimo Festival di Cannes per presentare 'Roma Elastica' di Bertrand Mandico e riflette sullo stato del cinema italiano, sul mito di Cinecittà e sulla visionarietà del regista francese che l’ha voluta nel cast. "Secondo me gli italiani non hanno tanta memoria", afferma quando le viene chiesto se il nostro cinema venga omaggiato abbastanza dagli italiani. "Abbiamo insegnato a fare il cinema, abbiamo avuto autori, attori, scrittori che hanno fatto storie meravigliose. Però è come se ce lo dimenticassimo e non ci va di ricordarlo, di esserne orgogliosi. E dovremmo esserlo, anche un po’ con la puzza sotto il naso volendo". Il discorso si sposta su Cinecittà, luogo simbolo del cinema italiano, celebrato nel film di Mandico. Muti ne parla con nostalgia: "Ho girato tantissimo a Cinecittà. Una volta siamo andati a vedere Fellini che girava 'E la nave va', una roba che non puoi dimenticare". Ricorda poi Il viaggio di 'Capitan Fracassa', girato interamente in studio: "Abbiamo fatto la pioggia, la neve, il sole, gli animali, la terra, i carri. Qualcosa di speciale. Un po' questo mi manca, questo si è un po’ perso".

Reduce dal David Speciale, Muti racconta cosa rappresenti per lei essere a Cannes con un film francese che parla di Roma e Cinecittà. "La Francia mi ama e questo mi riempie di gioia", dice. "Quest’anno non ci sono film italiani, ma almeno ci sono attori italiani: Asia Argento (recita in 'Death Has No Master' di Jorge Thielen Arman, ndr), Isabella Ferrari, Maurizio Lombardi e Franco Nero (tutti nel cast del film di Mandico, ndr). Siamo qui a rappresentare il cinema italiano, lo rappresentiamo in un film francese che parla della fatiscenza del nostro cinema". Alla domanda se questo film rappresenti un ritorno, Muti sorride: "Non so cosa vogliano dire i ritorni. Un attore scende e sale. Fa cose minori, poi risale. È il nostro percorso, soprattutto se scegli e dici dei 'no'. Sono molto orgogliosa".