Ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono nell'ambiente - in mare, in particolare - causando danni agli ecosistemi, all'economia e alla salute umana. Ma di che prodotti si parla? Per cosa erano stati creati in origine? A questa domanda risponde oggi uno studio internazionale coordinato dall’Università di Plymouth che ha permesso di realizzare la prima mappa globale dei rifiuti plastici che approdano sulle spiagge e di stilare una (triste) classifica delle varie tipologie. La ricerca, pubblicata sulla rivista One Earth, oltre ad aumentare la nostra consapevolezza sulla crisi dei rifiuti, offre anche dati importanti alle amministrazioni per orientare gli interventi volti a ridurre l’inquinamento all’origine.
Una media di 77 cicche ogni 100 metri: le spiagge invase da mozziconi e rifiuti
Una ricerca su scala planetaria
Per avere un quadro globale della situazione, gli scienziati hanno analizzato oltre 5.300 indagini sui rifiuti costieri condotte in 112 nazioni. Il risultato è un database immenso che copre i litorali (spiagge sabbiose, mangrovie, coste rocciose, estuari) di tutti i 7 continenti e 9 sistemi oceanici, uno sforzo che ha permesso di superare la storica mancanza di dati armonizzati, fornendo per la prima volta un indice estremamente dettagliato, che permette di identificare con precisione quali settori produttivi siano i principali responsabili dell'accumulo di detriti in ogni specifica regione del mondo.







