Si sentono una riserva, attiva, della Repubblica. L’avamposto che, dopo aver amministrato e fatto politica sul campo, mette a disposizione della comunità la propria esperienza per il futuro, anche a livelli di governo superiori. Mario Conte, sindaco di Treviso; Roberto Gualtieri, sindaco di Roma; Franco Ianeselli, sindaco di Trento; Carlo Masci, sindaco di Pescara e Beppe Sala, sindaco di Milano, stimolati dal vicedirettore di Avvenire, Marco Ferrando, rivendicano il lavoro fatto alla guida delle rispettive comunità. A partire dalla madre di tutte le domande per un sindaco: si possono amministrare le città?«Si devono», risponde Sala, «consapevoli delle enormi difficoltà del presente, a partire dalla carenza di risorse. Solo credendo nella crescita si possono reperire i fondi per garantire servizi ai cittadini. Dal trasporto pubblico, che a Milano costa ogni anno 150 milioni di deficit, al welfare, 400 milioni di spesa. Dobbiamo crescere attingendo risorse dai più abbienti, chi paga gli affitti in Galleria che sotto la mia gestione sono passati da 35 a 85 milioni, per dare ai più bisognosi. Crescita più solidarietà è la ricetta».Ianeselli crede che il buon governo di una città passi da necessario rispetto delle sue vocazioni: «Trento», spiega «è l’ultimo presidio italiano prima del mondo tedesco. Deve scegliere tra baluardo e contaminazione. E’ una città che deve garantire qualità agli studenti ed essere attrattiva per farli rimanere da laureati. Ha un’anima sociale: va governata con le associazioni, sul territorio».«Treviso», dice Conte, «è una realtà piccola, con poche risorse in cui i problemi vengono amplificati. Abbiamo un deficit di competenze burocartiche, vorremo tanto avere l’autonomia di Trento. Spesso ci scontriamo con le burocrazia e con un livello superiore che ci impedisce di fare tutto quello che vorremmo».Gualtieri sfata il luogo comune della Roma ingovernabile. «Se lo fosse, non mi sarei candidato», scherza, ma non troppo. «La città era ridotta male, ma posso dire che abbiamo ben governato». A partire dalla quotidianità «Sul territorio», dice, «vediamo per primi i fenomeni e li affrontiamo nel concreto. Siamo laboratorio e avamposto. Per il clima, i trasporti, le fragilità, la città digitale. Anche se abbiamo le armi spuntate. Non possiamo alzare la tassa di soggiorno a dieci euro a gente che paga 30mila euro per una camera. Non possiamo aumentare la tassa di occupazione per i tavolini in piazza di Spagna. I cittadini chiedono più servizi, ma le risorse sono sempre meno».