“Ben 15.000: tante sono a Roma oggi le antenne di telefonia mobile installate, un numero superiore ad altre grandi città europee. Proprio la capitale è un caso emblematico di ciò che accade quando politiche improntate alla semplificazione e alla deregulation, volute dal governo Meloni, si sommino alla mancata applicazione di un regolamento attraverso il piano di localizzazione degli impianti, come chiedono da tempo le associazioni”. È preoccupato degli impatti sul paesaggio ma soprattutto gli effetti sulla salute Giuseppe Teodoro, esperto e consulente giuridico degli enti locali in tema di elettrosmog e governo del territorio. Su questo tema in Campidoglio, è stato programmato dal Movimento 5 Stelle, il 20 maggio, un convegno dal titolo: “5G e inquinamento elettromagnetico: il punto su Roma”.
Quali sono le norme fondamentali che regolano questo settore?
Il punto di partenza è il Codice delle Comunicazioni Elettroniche del 2003, la norma principale che affida ai comuni il compito di autorizzare o meno gli impianti. L’altra norma fondamentale è la Legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico, che risale al 2001 e consente sempre ai comuni di regolamentare la presenza degli impianti sul proprio territorio attraverso un regolamento e un piano di localizzazione. Sono strumenti che però molti comuni neanche conoscono.







