La ricerca sulla longevità continua a essere una delle frontiere più discusse della scienza, tra promesse mediche e interrogativi ancora aperti sui limiti biologici della vita umana. Al centro del dibattito c’è una domanda: fino a dove può spingersi davvero l’aspettativa di vita? A Milano, durante il Milan Longevity Summit in corso dal 20 al 23 maggio e dedicato al concetto di One Health, il tema è stato affrontato anche da Jay Olshansky, professore alla School of Public Health dell’Università dell’Illinois a Chicago e membro del consiglio di amministrazione dell’American Federation of Aging Research. Intervistato dal Corriere della Sera, lo studioso ha spiegato perchè l’aumento dell’aspettativa di vita è destinato a rallentare se la scienza non riuscirà a intervenire sul processo biologico dell’invecchiamento. Secondo lo scienziato, “l’umanità ha già vinto la sua battaglia per una vita lunga e ora deve concentrarsi sulla qualità degli anni piuttosto che sulla quantità”.

Il limite biologico della vita umana

Olshansky, da tempo impegnato nello studio dei limiti della longevità umana, ha richiamato le conclusioni del suo studio del 2024 pubblicato su Nature Aging, intitolato “Improbabilità di un allungamento radicale della vita negli esseri umani”. Il punto centrale della ricerca è che, quando una popolazione raggiunge una quota elevata di persone con età superiore ai 65 anni, il processo biologico dell'invecchiamento diventa il principale fattore di rischio di morte. Al Corriere della Sera, il professore ha spiegato: “Poiché l'invecchiamento è attualmente immutabile, significa che l'aumento dell'aspettativa di vita rallenterà per forza, a meno che non venga in qualche modo modificato. L’avevamo previsto nel 1990 (nel nostro articolo su Science), lo abbiamo dimostrato in modo definitivo con questo studio su Nature Aging. La percentuale critica di sopravvivenza è stata raggiunta nella maggior parte delle popolazioni nazionali longeve”. Per Olshansky, dunque, il limite realistico resta lontano dalle ipotesi più ottimistiche che negli ultimi anni hanno evocato traguardi di 115, 125 o persino 150 anni. Alla domanda sul limite biologico raggiungibile dagli esseri umani, ha risposto: “In assenza di efficaci tentativi di rallentare l'invecchiamento, il limite è di circa 90 anni per le donne e 84 per gli uomini, ovvero circa 87 anni considerando entrambi i sessi”.