TREVISO «Una sentenza che ci soddisfa solo a metà». Definisce così l'avvocato Alessandra Gracis il verdetto della corte d'appello di Venezia che ha condannato due medici e una struttura privata accreditata a rifondere con 1,3 milioni i danni non patrimoniali subiti dalla moglie e dai tre figli di Andrea Pinarello, l'imprenditore trevigiano morto a 39 anni, stroncato a Gorizia da una cardiomiopatia aritmogena il 3 marzo 2011 al termine della prima tappa del Giro del Friuli mentre era in sella alla sua bici. Se da un lato l'avvocato Gracis, che assiste la famiglia di Pinarello, ammette che «finalmente, per quanto riguarda il riconoscimento delle colpe dei medici e della struttura, è stata fatta giustizia» (l'inchiesta penale era stata archiviata), dall'altro il legale contesta quanto hanno deciso i giudici lagunari a proposito del danno patrimoniale (stimato in circa un milione e mezzo di euro), che non è stato riconosciuto alla famiglia. E, a tal proposito, valuta il ricorso in Cassazione. Sempre se anche moglie e figli di Pinarello si diranno intenzionati a proseguire in questa lunga battaglia tra tribunali, che si trascina da oltre 15 anni.
Tre lustri. Tanto ha dovuto attendere la moglie dell'imprenditore trevigiano per questo verdetto che, si augura, «possa servire ad evitare la concessione dell'idoneità agonistica nei casi dubbi». Nel caso del suo Andrea, infatti, secondo la ricostruzione della corte d'appello, i sanitari trevigiani «avevano rilasciato la certificazione, rifiutata per due volte pochi mesi prima, nonostante le risultanze del referto della Rm», cioè della risonanza magnetica che aveva evidenziato una «lesione documentata» sul ventricolo sinistro, «che avrebbe necessitato di approfondimenti». I giudici della Quarta sezione civile hanno dunque condiviso le conclusioni della consulenza tecnica disposta su richiesta della famiglia: «Il ciclismo in soggetti con cardiopatie è in grado di condurre a morte improvvisa, quindi, se l'idoneità agonistica non fosse stata concessa, il soggetto non sarebbe deceduto in quanto non esposto alle sollecitazioni funzionali connesse alla pratica dell'attività sportiva in questione».Andrea Pinarello, condannati due medici per la morte dell'imprenditore: dovranno risarcire 1,3 milioni di euro ai familiari Il danno patrimoniale A lasciare insoddisfatta l'avvocato Alessandra Gracis è però, come detto, il non riconoscimento del danno patrimoniale, che include il mancato guadagno sofferto dalla moglie e dai figli di Pinarello che si sono ritrovati privati della principale fonte di reddito della famiglia. I giudici della corte d'appello non hanno ritenuto sufficientemente provato questo tipo di danno, a differenza di quello non patrimoniale, che hanno invece riconosciuto. Tra le motivazioni si fa riferimento anche a delle polizze assicurative stipulate con la federazione ciclistica e alla cessione dell'azienda di famiglia a un fondo di private equity.Ragioni che non convincono l'avvocato Gracis: «Se una famiglia resta privata della principale fonte di reddito, una volta accertata la prematura scomparsa del produttore del reddito i figli e la moglie dovrebbero avere un ristoro anche dal punto di vista patrimoniale, come di solito succede, indipendente dall'essere "ricchi" o "poveri". Mi dispiace che una famiglia debba affrontare ulteriori scalate processuali, dopo aver già dovuto sborsare 200mila euro per fare questo processo, per vedere affermate cose su cui pensavo che il diritto fosse ben chiaro». Per questo, se moglie e figli dovessero dare l'okay, l'intenzione del legale sarebbe quella di impugnare la sentenza in cassazione: «Dal 2011 la famiglia si è vista venire meno l'apporto di un soggetto percettore di reddito che guadagnava diverse decine di migliaia di euro all'anno e che per legge doveva farsi carico della famiglia». Lo stesso vale per gli interessi, non riconosciuti nella sentenza d'appello, e per il patimento e le sofferenze vissute negli ultimi anni da Pinarello: «Anche per questo chiederemo eventualmente conto in cassazione» conclude l'avvocato Gracis.








