TREVISO Nel decennale della scomparsa di Andrea Pinarello, sua moglie Gloria Piovesan lo aveva commemorato con il sorriso, circondata nel municipio di Treviso dai figli Matilde, Giovanni e Andrea, la piccolina che non ha fatto in tempo a conoscere il papà di cui porta il nome. «Io e i ragazzi – aveva confidato – gli parliamo ancora, ricordiamo le cose che gli piacevano e quelle che detestava. E la sua morte per noi non è un tabù». Fra pochi giorni sarà un altro 3 agosto, quattordicesimo anniversario della tragedia su cui potrebbe maturare una svolta giudiziaria sotto il profilo civilistico.

La consulenza disposta dalla Corte d’Appello di Venezia, sulla quale ora dovranno formulare le loro osservazioni gli esperti nominati dai due medici, dal centro privato accreditato e dalle compagnie assicuratrici citati in giudizio, ha ritenuto «non condivisibile la concessione dell’idoneità agonistica» al ciclista amatoriale. «Personalmente non ci credevo più, ma gli amici mi hanno incoraggiata a non mollare per arrivare a capire le responsabilità», ha detto la vedova all’avvocato Alessandra Gracis, che assiste la famiglia nel procedimento di secondo grado.

Andrea Pinarello, la svolta sulla morte dopo 13 anni. La moglie Gloria: «Non ci credevo più»